Rischia di implodere definitivamente Sicilia Democratica, il movimento che dopo la scomparsa del suo fondatore, Lino Leanza, sembra navigare in acque piuttosto agitate. Dopo la scelta di avviare una federazione con il Pdr creando così un ‘gruppone’ all’Ars da 10 deputati sono iniziati (o proseguiti) i mal di pancia soprattutto fra i militanti catanesi che non hanno condiviso l’iniziativa adottata a Sala d’Ercole.

Proprio alla vigilia di Ferragosto, infatti, il coordinatore etneo di Sicilia Democratica, Giuseppe Siciliano, ha chiesto chiarezza ed invocato un incontro per stabilire un percorso condiviso. E alla frangia catanese, nelle ultime ore, si sono uniti anche i leanziani di Messina, Siracusa e Ragusa che in un documento spiegano di “avere atteso invano un confronto vero sul futuro di SD e sul contributo che deve fornire alla soluzione dei problemi dei siciliani”.

I coordinatori e responsabili provinciali dell’area orientale chiedono ancora una volta “che venga convocato al più presto un incontro operativo, che veda finalmente coinvolte, a differenza di quanto avvenuto fino ad oggi, tutte le realtà territoriali nella gestione del partito”.

Lo spettro di un disgregamento dell’universo vicino a Lino Leanza si era paventato già poche settimane dopo la sua scomparsa. Fra i primi a lasciare Sicilia Democratica il sindaco di Belpasso, Carlo Caputo che in un post, quasi come una profezia, aveva affermato: “C’è il rischio che possa diventare una sorta di “lista civetta”, o venga assorbito in gruppi politici più vasti”.

Anche i giorni del rimpasto con l’uscita di Nico Caleca dalla Giunta (l’ultimo assessore indicato personalmente a Crocetta da Lino Leanza) hanno influito non poco sulla tenuta del movimento, con i catanesi che hanno sopportato le scelte adottate a Palermo.

Intanto, Giuseppe Siciliano, Gaetano Duca, Salvo Sorbello e Iano Gurrieri tengono la porta socchiusa, ma le parole contenute nell’ennesima nota assomigliano all’inizio della fine: “l’assordante silenzio espresso dai nostri deputati, ricalca l’attuale fase politica in cui è sprofondata la Sicilia. Si ripete quotidianamente il solito modus operandi: una politica sorda e priva di programmazione. Se la logica è quella di imporre le scelte dall’alto senza ascoltare la base e il territorio, la strada imboccata risulta sicuramente errata e senza prospettiva”.

“Se Sicilia Democratica – continuano – vuole davvero essere coerente con l’ispirazione del suo fondatore Lino Leanza e con i programmi elaborati nell’assemblea di Giardini Naxos, non può certo proseguire in una gestione che si limita al quotidiano, assolutamente priva di una prospettiva strategica. Abbiamo atteso invano un confronto vero sul futuro di SD e sul contributo che deve fornire alla soluzione dei problemi dei siciliani”.

Con la federazione Pdr-Sd, numericamente si registra la nascita del secondo movimento della maggioranza, ma ciò che interessa ai salotti della politica è quel ‘tesoretto’ elettorale che specie nella provincia di Leanza, Catania, conta voti e uomini che rischiano di disperdersi come i temporali di fine estate.