“L’ Eni torni sui propri passi – dice il segretario generale della Filctem Cgil Sicilia, Giuseppe D’Aquila, e rispetti gli accordi, aumenti anzi gli investimenti nell’ambito dell’eccellenza che il territorio e i lavoratori esprimono”.

Il segretario della Filctem Sicilia aggiunge: “ Se l’Eni domani al Mise non darà risposte concrete chiederemo ufficialmente al governatore della Sicilia di ritirare la firma dall’accordo sulle estrazioni”.

Questo è il clima che si respira a Roma in piazza Montecitorio, parole di battaglia per dare conforto ai migliaia di lavoratori che vedrebbero in pericolo il loro posto di lavoro e che si sono ritrovati nella capitale per chiedere alla politica nazionale un impegno per risolvere l’annosa questione.

Sono giunti da Gela, ma anche da Siracusa e Ragusa per far sentire la loro voce, sono circa 500 i lavoratori che hanno aderito al

sit-in organizzato  dalle federazioni dei chimici di Cgil, Cisl e Uil, nel giorno dello sciopero generale in tutte le aziende del gruppo.

Il presidio promosso da Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil si svolge  in piazza Montecitorio, nel giorno dello sciopero generale proclamato per l’intera giornata, per tutte le aziende del gruppo Eni presenti nel Paese. A Roma si sono recati chimici ma anche edili e metalmeccanici.

Inoltre, assieme ai lavoratori, rappresentanti del consiglio comunale gelese. In testa alla delegazione della Cisl, Emanuele Gallo e Franco Emiliani, segretari, rispettivamente, dell’Unione territoriale e della federazione di categoria, per le province del centro Sicilia.

Ma la protesta non finisce qui, infatti domani sarà una giornata decisiva per il futuro del petrolchimico, ci sarà l’incontro tra aziende e sindacati, al Ministero dello Sviluppo Economico. C’è chi  come Sergio Gigli, leader nazionale dei Chimici Cisl ha mandato  un messaggio chiaro al Governo nazionale:”All’ incontro al Mise “andremo a muso duro perché è stata messa in discussione la credibilità del sindacato che in quel territorio ha firmato un accordo solo 12 mesi fa: un accordo che ha comportato grande impegno e anche sacrifici occupazionali pesanti”.

Affermazioni che riecheggiano da Roma a Gela dove in queste ore proseguono i presidi, in attesa che domani si accenda una luce all’ interno di un tunnel che potrebbe condurre in queste condizioni solo al licenziamento dei 3500 lavoratori dell’indotto.