E’ durata circa un’ora la conferenza stampa di Massimo Costa al Foyer del teatro Politeama di Palermo. Il candidato del Terzo Polo si è presentato da solo senza esponenti dei partiti accanto a sè ed  ha iniziato l’incontro con il giornalisti parlando della propria famiglia, tracciando un ritratto del padre ferroviere comunista e della madre fervente cattolica e della sorella ingegnere aerospaziale che, come molti giovani siciliani, ha lasciato la propria terra per realizzare il proprio sogno. Il primo pensiero di Costa, però, è per la nonna, profuga libica, alla quale dedica la sua candidatura: “Se sono qui è per mia nonna”, ha detto.

Seduti in sala gli assessori regionali Gaetano Armao e Francesco Tranchida, il deputato regioanle di Fli, Alessandro Aricò, il vice coordinatore nazionale di Fli, Fabio Granata, e il capogruppo dell’Mpa all’Ars Francesco Musotto. Presente anche Andrea Piraino, ex assessore regionale in quota Udc.

“Ho molta stima e rispetto per gli altri candidati, ma non ho paura di niente e nessuno”, ha detto Costa che poi è entrato nel vivo del suo rapporto col presidente dell’Ars, Francesco Cascio, iniziato nel 2001 e con il quale si è istaurata una grande amicizia, ma precisa Costa: “Io non ho mai avuto rapporti con il Pdl”.

Il giovane avvocato palermitano ha aggiunto che rappresenterà un’ampia coalizione politica con il Terzo Polo che lo ha scelto: “io non sono un politico ma un problem solver”.

Costa ha parlato della sua esperienza al Coni Sicilia di cui è presidente, rapportandola alla politica e all’amministrazione della Cosa pubblica. Nello specifico ha sottilineato che il Coni non ha debiti, ha saputo programmare, fare formazione e ha lodato gli impiegati definendoli “concreti”.

Ha poi ricostruito la sua scelta di candidarsi a sindaco di Palermo, parla di tante telefonate da parte degli amici e dei rapporti di amicizia con tutti i leader dei partiti. Poi il famoso incontro romano con Fini e Casini che cercavano un giovane per ricompattare la società palermitana, ma, è stato il governatore Lombardo a convincerlo dicendogli che poteva presentare “un progetto libero voluto dalla gente”.