Lo scorso fine settimana milioni di utenti di Facebook hanno adottato i colori dell’arcobaleno per la loro foto profilo e con l’hashtag #lovewins hanno voluto celebrare la sentenza storica della Corte Suprema degli Stati Uniti la quale ha stabilito che il matrimonio è un diritto garantito dalla Costituzione, anche alle coppie omosessuali.

Un fenomeno particolarmente diffuso a Palermo, dove sabato si è tenuta la parata del Pride 2015. Sull’onda emotiva della rivendicazione dell’orgoglio lgbt molte persone hanno colorato come l’arcobaleno il profilo facebook. Com’era prevedibile, si è scatenata una polemica tra sostenitori e detrattori del diritto di sposarsi tra persone dello stesso sesso.

Ma come si sa, il passo dal web alla vita reale è davvero breve: sta suscitando infatti scalpore la decisione del vice parroco di Spongano, un paese in provincia di Lecce. Don Emiliano De Mitri, 33 anni, ha scelto proprio facebook per esprimere la propria opinione a tal proposito.

“Ora basta! – scrive il parroco sul più famoso social network – Tutti quei parrocchiani che ‘coloreranno’ le foto arcobaleno a sostegno delle organizzazioni LGBT non sapendo nemmeno cosa sono e quali sono le teorie gender non avranno da me: 1) certificato – nulla osta per fare padrini-madrine 2) non avranno incarichi come educatore-catechista o responsabile di associazioni ecclesiali con finalità educativa. Perché in netto contrasto con il Santo Vangelo. Qualsiasi replica a questo post verrà cancellata”.

Qualche giorno fa, De Mitri sempre tramite facebook scriveva: “Scomunica leatae sententiae per tutti coloro che fanno parte di organizzazioni e circoli che promuovono l’ideologia gender! Questo va fatto”. I suoi post hanno creato non poche polemiche tanto che oggi il profilo del vice parroco, è stato eliminato da facebook.

A dar man forte al parroco di Spongano sull’ ideologia gender un altro parroco, quello di Arosio, don Angelo Perego, comune della provincia di Como, balzato alle cronache per una frase pronunciata durante la messa: “L’ideologia gender è più pericolosa dell’Isis. La prima ci attacca dall’interno, la seconda dall’esterno”.