1009. Tanti sono i politici italiani impegnati da oggi pomeriggio nel grande week – end del presidente. Dovranno eleggere il nuovo presidente della Repubblica nel corso di una maratona, una seduta a camere riunite che proseguirà ad oltranza fino a quando non uscirà, delle urne, il nome del nuovo capo dello stato. A comporre questa pletora sono le due camere riuniti congiuntamente dunque deputati e senatori più i senatori a vita ed i grandi elettori, fra cui tre nominati per ogni regione più 2 per la Valle D’Aosta.

Un nome che difficilmente potrà essere scelto nelle prime tre ‘chiame’ ovvero votazioni ma che potrebbe arrivare alla quarta, quanto il quorum si abbassa per legge, dunque sabato mattina. Nel corso dei primi tre voti, infatti, per eleggere il presidente saranno necessari 673 voti e non sembra esserci un accordo abbastanza solido. dalla tera in poi, invece, bastano 505 voti.

La procedura è stabilita dalla Costituzione. Presidenti di Camera e Senato insieme (in questo caso presidente della Camera e Vice presidente del senato visto che Pietro Grasso è presidente della Repubblica facente funzioni dalle dimissioni di Napolitano) chiamano uno per uno gli elettori alla cabina per il voto. A votazione finita lo spoglio pubblico. Ogni giorno ci saranno due ‘chiame’, una al mattino e una al pomeriggio fino all’elezione.

Tra i papabili per il Quirinale torna a salire il nome di Sergio Mattarella, ex ministro e ora giudice costituzionale, che metterebbe d’accordo le anime del Pd e otterrebbe anche i voti di Scelta Civica, di Sel e dei fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle. Ed è su Mattarella che il premier Matteo Renzi starebbe puntando, secondo quanto viene riferito, almeno nelle prime votazioni per evitare trappole lungo il percorso. Tuttavia, il presidente di Fi Silvio Berlusconi avrebbe messo un veto, preferendo Giuliano Amato.

Intanto circola anche il nome di Pier Ferdinando Casini. In questo contesto di stallo, sale però tra i dem la ‘preoccupazione Veltroni’. Alcuni tra i deputati e i senatori pensano che all’ultimo momento possa spuntare il nome dell’ex segretario, anche lui in lizza. A questo punto in ambienti dem la riflessione che intercorre è quella di prendere in considerazione, nel momento in cui si fa una scelta così fortemente politica, anche gli altri ex segretari, dunque Dario Franceschini o Pier Luigi Bersani.

Ma ieri Renzi ha parlato anche di un economista. Alcuni pensano all’attuale ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan. Ciò che è certo, adesso, è che i contatti tra i leader dei partiti non sono finiti e che difficilmente si riuscirà ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica velocemente.

Ieri sera i giovani turchi del pd sono tornati a riunirsi per scegliere il loro comportamento almeno per le prime tre votazioni in modo da andare uniti al voto ed evitare dispersioni.

Se tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi la situazione è, dunque, di uno stallo, il patto tra l’ex premier e il leader di Ncd, Angelino Alfano, sul Quirinale viene raccontato come solido sulla candidatura proprio di Pier Ferdinando Casini e, in seconda battuta, di Giuliano Amato che viene visto come uno “non ostile”.

“Ringraziamo Berlusconi – avrebbe detto il ministro dell’Interno in una riunione ieri sera al partito con i grandi elettori -perché è andato da Renzi a proporre un iscritto al nostro gruppo di Area Popolare”, cioè Casini. “Non ha proposto uno di Forza Italia chiedendoci di sostenerlo – avrebbe insistito Alfano – ma ha fatto il contrario. E vorrei che questo fosse un elemento di valutazione”.

Alfano ha quindi ricordato che “la sinistra ha tutte le cariche e non può prendersi anche quella di presidente della Repubblica”.

Praticamente un no a Sergio Mattarella, anche se il giudice costituzionale non è stato mai nominato dal leader Ncd. Il senso del suo ragionamento è che sul Colle il patto è prima di tutto con Berlusconi, con il quale Alfano si è sentito anche oggi, e poi con Renzi. Ora Area Popolare attende che il presidente del Consiglio faccia la prossima mossa ma non perde occasione per ricordare che insieme a Fi possono contare su 240 grandi elettori circa.

Nella rosa dei nomi fatti in queste settimane c’è poi anche quello di Nino Di Matteo il m di Palermo al centro delle minacce di Cosa Nostra ma anche delle polemiche per le scelte fatte nel processo per la trattativa. Ma dopo le critiche dalla procura di Milano per l’interrogatorio imposto a Napolitano in quel processo appare chiaro che nemmeno l’area vicina alla magistratura è compatta. i voti che potrebbero convergere appaiono residuali anche se è possibile che in qualche scheda compaia più come forma di protesta o di identificazione del voto’ che altro.

Ma come detto l’accordo non c’è e dunque tutto può succedere. ne può nascere uno per strada o gli eventi possono prendere il sopravvento.