Alla bellezza di ottantotto anni, Juliette Gréco, al Teatro Manzoni di Milano ha cantato nella tournée dell’addio, e il recital non poteva che intitolarsi «Merci». Ha scelto l’Italia, Spoleto e Milano, per dare il suo addio alle scene e la tournè si concluderà a Parigi. Juliette Lafeychine, in arte JULIETTE GRECO, è di padre còrso di origini italiane, Gerard Gréco, e madre bordolese (attivista della resistenza) e venne cresciuta dai nonni materni. Coinvolta nella Resistenza, prima della fine della Seconda guerra mondiale, rischiò di essere deportata dalle truppe naziste, ma si salvò per la sua giovane età.

La signora in nero della Chanson ha incarnato lo spirito ribelle dell’esistenzialismo francese, nelle folli notti di Saint-Germain-des-Prés insieme a Sartre, Prévert, Cocteau, Simone de Beauvoir e Albert Camus.. Non conosceva il significato della parola «Esistenzialismo» e, come confessò in una intervista rilasciata ad Oriana Fallaci, viveva nel terrore di incontrare Sartre che gliene chiedesse il significato. Lo conobbe poi una sera. Arrivò con Simone de Beauvoir. Disse che erano venuti a vederla. Juliette sapeva tutto di lui, aveva letto i suoi libri. Lo ascoltò in silenzio, gli chiese di tornare. Lui tornò e Juliette prese a fargli delle domande. «Che cosa vuol dire questo, Jean-Paul?». «Lui mi rispondeva e io, pazza di gratitudine e innamorata del suo pensiero, lo veneravo come un padre». Debuttò, ancora molto giovane, esibendosi come cantante nei caffè parigini di Saint-Germain-des-Prés. Il repertorio delle canzoni di Juliette Greco è, come un tempo, incentrato su versi scritti da autori famosi, come Raymond Queneau (Si tu t’imagines), Jean-Paul Sartre – amico personale della cantante – (La Rue des Blancs-Manteaux), Jacques Prévert (Les feuilles mortes), testi poi trasposti in musica. Attrice di rilievo, seppe distinguersi per interpretazioni notevoli anche presso il pubblico italiano. Si è sempre messa al riparo dalle mode. Je suis comme je suis (da Prevert) si intitolavano le sue vecchie esibizioni al Teatro Sistina.

Questa donna che ha sempre fatto parlare di sé per l’essenzialità che l’ha caratterizzata, oggi conclude un percorso di 65 anni di spettacolo che possiamo definire «culturale». Non è stata, come tanti suoi colleghi, una meteora, ci lascia un patrimonio di inestimabile valore artistico col suo elegante sorriso sulle labbra e noi a quel sorriso diciamo: Grazie!