Se Marty McFly e Doc giungessero per caso a Messina, sulla loro Delorean, si convincerebbero di essere finiti in un’epoca da immediato dopo guerra: scuole ed edifici pubblici irrimediabilmente chiusi e centri distribuzione acqua sparsi per la città. Le scene impietose alle quali abbiamo assistito non dovranno più ripetersi; lo chiede una città stanca di essere umiliata e trattata alla stregua di una provincia imperiale.

Anche se l’emergenza idrica sta lentamente rientrando, circa un quarto della città patisce ancora la siccità assoluta da oltre una settimana; la scarsa pressione nella condotta impedisce al flusso di raggiungere tutte le zone.

Oramai Messina è divenuta una città in perenne emergenza: dai rifiuti come arredo urbano, alle strade disastrate, allo smantellamento del centralissimo ospedale Piemonte, fino all’invasione di ratti e cinghiali, per giungere al drammatico disservizio idrico.

Nonostante l’evidenza dimostra che il capoluogo peloritano sia stato amministrato malamente, i sostenitori del sindaco, Renato Accorinti, continuano in una difesa ad oltranza: asserendo che tutti i malanni della città siano da imputare alle precedenti amministrazioni o a concause non direttamente imputabili all’inquilino di palazzo Zanca.

Troppe coincidenze e concause; qualcosa non torna. Forse è stato consigliato male e ammettiamo pure che sia in buona fede, ma da cittadino e affidandomi alla statistica degli “eventi nefasti” reputo la sua gestione di pessimo livello, in quanto a risultati.

Accorinti è stato spesso motivo imbarazzo per la città. Basti pensare a quando rimase escluso da un’importante riunione dell’Ars per mancanza di cravatta; doveva ostentare ad ogni costo la sua collezione di magliette sponsorizzate “Free Tibet” o “No Ponte”. Come può un individuo pervaso dalla sindrome di “salvare il mondo”, gestire e far valere le ragioni della città, a Palermo e/o nei salotti romani? E quanto può essere credibile?