Domani per lo sciopero generale dei metalmeccanici siciliani della Fiom Cgil, che si svolge a Palermo, i primi a scendere in piazza saranno i lavoratori del Cantiere Navale che alle 8 si muoveranno in corteo dai cancelli dello stabilimento Fincantieri per raggiungere il luogo di aggregazione di piazza Croci, dove alle 9 è previsto il concentramento.

Ad aprire il corteo del Cantiere Navale sarà il segretario della Cgil di Palermo Enzo Campo. La decisione è stata presa stamattina nel corso di un’assemblea che si è svolta dentro i Cantieri Navali con la partecipazione massiccia dei lavoratori.

“Domani si parte dal Cantiere Navale, che torna ad essere punto di riferimento e forza propulsiva del mondo del lavoro operaio a Palermo – dichiara Enzo Campo – Saranno loro a guidare la manifestazione scendendo in piazza direttamente dalla sede di via dei Cantieri, secondo quella che era una consuetudine che ormai risale a molti anni fa”.

“E’ stata espressa grande preoccupazione da parte di tutti i dipendenti presenti e che domani scenderanno in piazza in massa per contrastare le politiche del lavoro del governo Renzi”, dichiara Francesco Foti, Rsu Fiom-Cgil dei Cantieri Navali. Dalle 14 alle 15 si terrà una seconda assemblea per l’altro turno di lavoro. La Fiom di Palermo, che ha più del 50 per cento dei lavoratori dipendenti Fincantieri iscritti e il 90 per cento dell’indotto, ha realizzato un documento sulle vertenze principali in corso a Palermo.

“Nell’arco di cinque-sei anni, in tutto il comparto metalmeccanico, si sono persi tra Palermo e provincia 2.500 posti di lavoro”, dice il segretario Fiom Francesco Piastra, che lancia l’allarme per la desertificazione in corso con un progressivo ridimensionamento produttivo e occupazionale “dovuta alle scelte di politica aziendale operate da aziende a carattere nazionale che esercitano l’attività localmente in settori che vanno dall’automobilistico al navalmeccanico, dalle telecomunicazioni all’informatica al settore aerospaziale”.

La Keller sabato licenzierà 190 dipendenti. Saranno inoltre un migliaio i lavoratori della Fiat e dell’indotto che, se non si trovano soluzioni, si ritroveranno a fine anno senza lavoro. Sono due vertenze che danno il senso della crisi del settore metalmeccanico in Sicilia. La prima giunta al capolinea, a meno che il ricorso del Mise e della Regione contro la sentenza di fallimento dell’azienda non riapra la partita; mentre per la seconda vertenza, aperta da 5 anni, ancora nessuna svolta.

Alla manifestazione di domani parteciperà il leader nazionale Maurizio Landini. Per quanto riguarda la situazione del settore in Sicilia si aggiungono lo stato di allerta sull’indotto dei petrolchimici, dove negli ultimi anni sono andati perduti migliaia di posti di lavoro, la preoccupazione per la mancanza di investimenti sulla microelettronica, le innumerevoli altre vertenze aperte.

A Palermo e provincia, ad esempio, negli ultimi anni sono andati perduti 2.500 posti di lavoro e le aziende in difficoltà sono oggi 175. Finmeccanica sta dismettendo importanti realtà produttive, AlsaldoBreda rischia di essere dismessa, la sede di Telespazio sta per essere smobilitata. Sono inoltre scomparse o sono state ridimensionate realtà come l’Italtel, dove la metà dei 203 dipendenti è in cassa integrazione o con contratto di solidarietà. Il corteo domani partirà alle 9.30 da piazza Croci. In piazza Verdi poi il comizio di Roberto Mastrosimone, segretario della Fiom Sicilia, Michele Pagliaro, segretario della Cgil regionale e di MaurizioLandini.

E’ un’iniziativa contro il Jobs act e la legge di stabilità- dice Mastrosimone- ma anche per chiedere un piano straordinario di investimenti pubblici e privati in tutti settori recuperando le risorse con una seria lotta all’evasione fiscale, al lavoro nero, all’illegalità e alla corruzione Chiediamo inoltre- aggiunge- il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione per tutti”.

Il segretario della Fiom Sicilia sottolinea che “la richiesta di maggiori investimenti per il rilancio di un’industria sostenibile sotto il profilo ambientale è rivolta anche alla regione”. Per dare ancora il senso della crisi del settore metalmeccanico in Sicilia uno sguardo all’indotto dei petrolchimici. A Siracusa fino a qualche anno fa i metalmeccanici erano quasi 7.000 ora sono 2.500 e almeno altrettanti in cassa integrazione. A Gela dei 650 metalmeccanici dell’indotto della raffineria sono oggi in attività 200, 50 sono in cassa integrazione in deroga e per 90 di questi è iniziata da pochi giorni la procedura di mobilità , altri 120 sono in cassa integrazione ordinaria.