Preferisce far parlare gli altri, limitandosi a rispondere brevemente, ma in modo incisivo, alle domande direttamente rivolte. Michele Ainis, il noto costituzionalista, ieri sera nella sua città natale, Messina, in una gremita sala delle conferenze del PalaCultura, è sinceramente emozionato per la presentazione del suo ultimo libro, prima esperienza da romanziere. Il volume, dal titolo “Doppio riflesso”, ha dei relatori d’eccezione: i colleghi del prof dell’Ateneo Peloritano, Gaetano Silvestri e Antonio Saitta, insieme al direttore della Gazzetta del Sud, Alessandro Notarstefano, coordinati da Daniela Bonazinga. Un giallo, quello scritto da Ainis, avvincente per la storia che coraggiosamente affronta il tema del doppio, ricorrente in secoli di letteratura, riuscendoci brillantemente, anche per l’impianto solido e la forma stilistica ricercata.

Ormai noto, anche per le sue frequenti partecipazioni in trasmissioni televisive, Ainis sembra quasi sorpreso della tanta gente accorsa: “Se siamo qui – spiega -, è perchè siamo disorientati, in una stagione difficile, che sta finendo e ci mette ansia ed angoscia. E ci mette voglia di confrontarci, per creare una rassicurazione. Allora, l’importante è mettersi in una ricerca, laddove la domanda appare più importante della risposta. Ecco, questa è la scrittura: affrontare il tuo stare al mondo”.

Dopo l’incontro, avviciniamo il professore Ainis, per parlare con lui dei temi attuali.
Innanzitutto, gli chiediamo come trova la sua Messina ogni volta che torna.

“Diciamo che non la trovo migliorata in salute. Di acciacchi ne abbiamo un po’ tutti in Italia. Messina è avvitata in una crisi che non è né economica né politica: mi pare di vederla così, il mio sguardo da lontano. E’ diventata un po’ una crisi sociale, perché se tu non hai più nemmeno una speranza che le cose possano essere corrette, allora la disperazione spesso è una cattiva consigliera”.

Il decreto “salva enti”, trasformato in legge, secondo lei, basta per salvare Messina, come molte altre città italiane sull’orlo del dissesto, oppure è un sistema che andrebbe cambiato?

“Certamente va cambiato il sistema. Per esempio, noi abbiamo fatto i conti con un regionalismo spendaccione, sprecone, con un eccesso di autonomia consegnata agli enti locali, che ne hanno fatto, poi, strame. La lezione che dovremmo ricavarci, è che l’autonomia senza responsabilità diventa arbitrio e l’arbitrio manda in dissesto un paese. Dopo di che, credo che non è un’“elemosina” agli enti locali che può aiutare. Certo, può tamponare delle situazioni d’emergenza, come quella di Messina, però, se si prendessero sul serio le due parole “autonomia” e “responsabilità”, ad esempio, non sarebbe male devolvere una parte molto più significativa dell’Imu ai comuni, come ha già detto il presidente Napolitano, avendo però, poi, maggiore responsabilità per gli amministratori degli enti locali. E “responsabilità” significa che chi rompe paga”.

Superando lo Stretto, chiediamo al professor Ainis un giudizio sulle vicende riguardanti il Governo Monti e la possibilità di andare ad elezioni anticipate.

A me sembra una storia assolutamente bislacca, perché stiamo parlando dell’anticipo di un mese, cioè di un 48esimo della legislatura che dura cinque anni; quindi a che serve tutta questa “ira di Dio”, quando sappiamo bene che a febbraio non ci si arriva, perché non ci sono i tempi tecnici? O si vota in aprile o si vota a marzo. Quello che cambierebbe un po’ le cose, sarebbe la mancata approvazione della legge di stabilità e la legge elettorale non verrà cambiata. Il fine di questo passaggio parlamentare dell’astensione, che si è tradotto nella sfiducia, è quello di marcare la distanza del centrodestra a questo Governo che è, quindi, un antipasto di campagna elettorale”.

Michele Ainis è tra i primi nomi eccellenti affiancati a Italia Futura, l’associazione di Luca Cordero di Montezemolo. Chiediamo se per lui significa un impegno anche di politica attiva.

A Italia Futura dò un contributo come fondazione culturale e lì mi sono occupato di alcune proposte istituzionali. La questione politica è diversa. A me piace il lavoro che faccio. Dopo di che, quando mi suona il telefono, ci sono anche degli “sciagurati” che mi propongono di candidarmi a sindaco di Messina, mi dicono che sono in contatto con ambienti che mi voterebbero e quindi mi vogliono molto male! Forse c’è un momento in cui fare politica diventa un servizio militare e se la Patria è in pericolo, allora devi farlo. Per quanto mi riguarda, non è ancora questo il momento”.

Ma come vede l’azione di Italia Futura per Messina: crede che il movimento attecchirà?
Non c’è ancora un’offerta politica. C’è un lungo preannuncio di offerta politica. Anche i sondaggi che vengono fatti, ancora misurano un fantasma. Certo, tempo ce n’è poco. A Messina mi dicono che ci sono riunioni molto affollate, molto partecipate. Se è vero, infatti, che viviamo un periodo di forte disorientamento, Messina lo vive quanto e più delle altre città italiane. Se è vero che c’è una sfiducia verso la politica di professione, Italia Futura potrebbe essere, forse sarà, una delle risposte”.