Il burrascoso scenario politico delineatosi dopo l’esito delle urne ha imposto la necessità di rintracciare dei ‘punti’ più o meno fermi, degli ‘esempi’ che aiutino, in una situazione di sostanziale ingovernabilità, a capire cosa potrebbe accadere.
E così, la Sicilia si è ritrovata ad aver puntati addosso gli occhi di chi la indica già come fonte di ispirazione e paradigma di successo. Un’Isola – nemmeno tanto felice – in cui il M5S, primo partito della regione, convive con una giunta di centrosinistra.

E se all’inizio, ai politici di lungo corso i grillini piacevano poco o nulla, adesso si trasformano persino in corteggiatori del popolo a 5 stelle, tanto a Nord quanto a Sud del Paese. Le nuove Camere si riuniranno il 15 marzo, e solo dopo Napolitano potrà avviare le consultazioni politiche per decidere a chi affidare l’incarico di formare il nuovo governo. Intanto le discussioni sui possibili accordi tengono banco.

Berlusconi auspica a una grande coalizione ma incassa il no del Pd mentre Bersani parla del “modello Sicilia meraviglioso”. Grillo non si ammorbidisce e risponde con tono piccato: “Ostacoleremo il governissimo, i partiti falliranno”. Con il passare delle ore, il dibattito prende vie meno diplomatiche e mentre Grillo dà a Bersani dello “stalker politico” e del “morto che parla”, oggi l’attivista Claudio Messora viene ospitato sul blog del comico genovese con un post in cui avvisa: “Se proprio Pd e Pdl ci tengono alla governabilità, possono sempre votare, loro, la fiducia al primo Governo targato M5S. Nessun patto con il Pd. Questi conoscono l’arte di mettervelo in quel posto meglio di chiunque altro”.

Al segretario nazionale del Pd poi, oggi è arrivata anche la risposta direttamente dal profondo Sud e per bocca di Giancarlo Cancelleri, capogruppo del M5S all’Ars. “Direi a Bersani invece di far chiacchiere, di preparare una buona squadra di governo con persone presentabili, poi magari chi lo sa, Grillo cambia idea e gli vota la fiducia”.
In fin dei conti, sorge il sospetto che nel Pd si siano sbilanciati un po’ troppo. Siamo proprio sicuri che il modello Sicilia funzioni? A ben vedere, dall’insediamento del nuovo governo, a Palazzo dei Normanni non sono stati pochi gli attriti tra grillini e resto della giunta. Basti pensare a quanto accaduto per il Dpef, bloccato dai deputati a 5 stelle per ben tre volte sino alla revoca delle autorizzazioni sul Muos di Niscemi.

Stasera si apre la sessione di bilancio all’Ars. Cosa accadrà? Gli ultimi giorni sono stati ad alta tensione, a motivo dell’ennesimo quanto antico ‘pomo della discordia’, ovvero le Province.
Cosa farne? Bisogna abolirle? Riformarle? Basta ridurre costi e sprechi o sarebbe opportuno eliminarle del tutto? In merito alla riforma delle Province la Commissione Affari istituzionali dell’Ars si è riunita sia ieri che oggi e tornerà a farlo martedì prossimo. I partiti non hanno raggiunto un accordo. Il centrodestra chiede di confermare il voto a maggio con l’attuale sistema, riformando nel frattempo le province. I grillini ne chiedono invece l’abolizione con relativo ddl presentato lo scorso 13 febbraio.

Crocetta sembra intenzionato a congelare le già convocate elezioni di maggio e commissariarle per un anno in attesa di una riforma che porti alla istituzione di liberi consorzi fra comuni.

Intervistato da BlogSicilia, Giancarlo Cancelleri è perentorio: “Bisogna abolirle, è inutile perdere tempo – dice – con una situazione superflua. Le Province sono state solo macchine divora-soldi, fare una proroga alle elezioni provinciali non avrebbe senso. Le elezioni non devono proprio esserci, sarebbe l’ennesimo costo inutile”.
La proposta grillina comporterebbe l’abolizione dei ruoli politici, mentre uffici e funzioni amministrative passerebbero alla competenza di Comuni o Regione.

Sebbene l’abolizione delle Province sia stato uno dei piatti forti della campagna elettorale di Rosario Crocetta, il governatore adesso è di tutt’altra opinione. E dopo la marcia indietro, anticipa la presentazione di un ddl sulla riforma delle Province già in fase di elaborazione; non è difficile ipotizzare che possa venire immediatamente bocciato dai grillini. Un aspetto sul quale Cancelleri rimane vago: “Non lo so – commenta – la nostra idea è chiara ma prima dobbiamo vedere cosa prevede il ddl di Crocetta e leggerlo con attenzione. Certamente è arrivato il tempo per abolire le Province, è un treno che non possiamo far passare”.

E se ad alcuni potrebbe sembrare paradossale che lo scontro aperto si consumi proprio nelle ore in cui nasce il mito del modello Sicilia, Cancelleri mette le mani avanti: “Il modello Sicilia esiste – puntualizza con veemenza – nella dialettica politica lo scontro è previsto ed auspicabile. Le forze politiche devono prima di tutto collaborare, senza confronto non si può fare nulla”.

Tra coloro che danno man forte al governatore e alla sua idea di riformare le Province c’è anche Marco Forzese, presidente della commissione Affari istituzionali del’Ars e deputato del gruppo ‘Democratici riformisti per la Sicilia’ che oggi in Commissione ha chiesto il rinvio delle elezioni al maggio 2014. Una prospettiva che da molti viene interpretata come il tentativo di Crocetta di guadagnare consensi prendendo tempo, dato che le elezioni nazionali non lo hanno di certo premiato. E per la quale il deputato del Pdl Nino Germanà parla di “escamotage Crocetta” proponendo: “Se si dovesse veramente rinviare di un anno, sarebbe il caso di prorogare i presidenti in carica nelle province siciliane: non si può di certo pensare a un commissariamento per colpe che i presidenti non hanno”.

Forzese smentisce energicamente ogni accusa di ‘crocettiane’ strategie di mero tipo politico: “E’ stato utile – dice – un rinvio tecnico a martedì perché dalla commissione dovrà uscire un testo perlomeno votato a maggioranza. Ho potuto verificare posizioni molto distanti che vanno dalla soppressione degli Enti al rinvio del voto. Soprattutto nel Partito democratico sussistono almeno tre posizioni differenti sull’argomento. Rimango dell’avviso che il rinvio di un anno del voto nelle province regionali, peraltro concordato con il presidente Crocetta, sia la soluzione più idonea assieme al commissariamento tout court delle stesse“.

Lo stesso rinvio della Commissione a martedì ha suscitato un coro di polemiche. Diffidente il tono di Giuseppe Castiglione, coordinatore in Sicilia del Pdl. “Il Governo regionale continua a non avere una linea chiara sulle Province. I continui rinvii e la modifica delle posizioni sempre a mezzo stampa – scrive Castiglione – e mai attraverso atti di governo, stanno generando un vero caos istituzionale. Con riferimento alle Province i cui organi sono in scadenza nel 2013 si dovrà procedere con la prorogatio per legge dei Presidenti eletti, – prosegue ancora il coordinatore regionale del Pdl- una soluzione diversa, infatti, sarebbe gravemente lesiva del principio democratico sancito in Costituzione, che impone il metodo elettivo per la scelta degli organi di governo della Provincia”.

Punta il dito contro Crocetta anche Francesco Scoma, capogruppo del Pdl all’Ars: che auspica al governatore “un esame di coscienza. Siamo comunque contrari a un rinvio così lungo – conclude – perché finiremmo per penalizzare l’attività di queste istituzioni quando addirittura non paralizzarle, vista l’incongrua idea di commissariarle addirittura dalla scadenza naturale del mandato alle nuove elezioni: praticamente, un anno senza vera attività di questi enti locali. Piuttosto, si metta mano subito alla riforma: i tempi ci sarebbero eccome”.

Favorevole al rinvio invece Giovanni Panepinto, deputato regionale del PD e componente della commissione Affari istituzionali all’Ars: “Sulla vicenda della riforma delle Province – dice – bisogna necessariamente procedere a tappe, e la prima tappa non può che essere quella del rinvio del voto: solo così potremo avere il tempo per decidere la migliore riforma possibile, concordata con i territori locali, che comunque deve avere l’obiettivo di ottimizzare le funzioni, ridurre i costi e tagliare gli sprechi”.

Panepinto poi, ricorda “agli amici del Movimento 5 Stelle che se loro sono per il taglio netto delle Province, devono
ricordare che se intanto non voteranno con noi il rinvio delle elezioni, la conseguenza sarà che andremo al voto a maggio con l’attuale assetto. Insomma, l’intransigenza deve fare i conti con la realtà delle cose: l’unico modo per cambiare l’attuale assetto delle Province è avere il tempo di discutere la riforma, altrimenti avremo fatto solo inutile propaganda”.

Quale sarà il futuro delle Province? E’ scontro aperto, vedremo se la classe politica sarà in grado di prendere una decisione che preservi, innanzitutto, l’interesse dei cittadini.