Ammetto sono ancora un po’ frastornata, e lungi dal volere scrivere un pezzo auto-celebrativo, credo che il piccolo “fenomeno” LETTERA ALLA GELMINI meriti qualche riflessione.

La prima ironica, da donna che sono: se avessi avuto un euro per ogni consenso, avrei risolto tante piccole rogne.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire di cosa sto parlando.

Per chi non lo sapesse, qualche mese fa il Ministro Gelmini rilascia un’intervita al Corriere della Sera, nella quale definisce un privilegio l’astensione obbligatoria ed esorta le donne a saper fare sacrifici (www.corriere.it/politica).

Io, pedagogista precaria della scuola, la leggo e rimango abbastanza sconcertata dalle sue dichiarazioni.

Diciamocelo, da insegnante e da mamma, sono molto seccata per tanti motivi con il nostro giovane Ministro, e con onestà intellettuale ammetto di essere prevenuta nei suoi riguardi, ma quello che è scritto in quella intervista a mio avviso, non ha molte “letture”. E il sostegno ricevuto in questi giorni, mi permette di convincermene sempre di più.

Scrivo una lettera, una delle “solite”, che scrivo spesso.

Scrivere per me è catartico, mi aiuta a far uscire il magone di fronte a ciò che trovo ingiusto e sbagliato e verso cui mi sento impotente.

Sono una donna non timida, ma riservata e non amo le sovraesposizioni, capisco che è difficile da credere, ma un mio problema è che, di fronte a ciò che ritengo ingiustizie e scelleratezze, non riesco proprio a star zitta, non a caso mia madre mi chiama “onorevole Albertina“.

Non sono una post-comunista che dorme con “il capitale” sotto il cuscino e la foto del Che come santino. La mia vita profuma di biscotti, di colonia di bimbi, di libri di scuola nuovi e incenso.

Il mio è solo uno sfogo, dai toni forse troppo duri e sprezzanti, dei quali in parte mi pento, senza rinnegare però uno solo dei contenuti espressi.

La lettera non è certo un capolavoro stilistico, sicuramente carente in punteggiature e forse eleganza.

Ingenuamente come succede con altre 1000 lettere mie, che non hanno avuto molto seguito, non essendo una giornalista, condivido su Facebook, e con qualcun altro che pensavo potesse essere interessato. Il sito del Ministero non brilla certo in contatti.

In pochi giorni, a mia insaputa la lettera fa il giro del web, è pubblicata su molti blog.

La pubblica sul suo profilo, con una nota, anche Damiano Carchedi, amministratore del portale studenti di giurisprudenza e giornalista agli esordi, e succede l’impensabile.

Ad oggi più di 19000 preferenze, 7800 commenti, e non solo di POVERI COMUNISTI.

Sono contattata dal giornale on line Levante per un’intervista, ricevo centinaia di lettere e richieste d’amicizia.

Ma cosa ha causato questo “piccolo successo”?

Un fenomeno simile capita con l’intervento della collega Mila Spicola al Palalottomatica, sui problemi della scuola al congresso del Pd.

Anche la collega Barbara Evola, intervenuta ad Annozero per pochi minuti, che risponde fieramente al Ministro Castelli che tenta di ridicolizzare le sue affermazioni, fa “furore” e riceve tante attestazioni di solidarietà ed apprezzamento.

Ma cosa ci accomuna, oltre il fatto di essere insegnanti che ritengono sbagliate le politiche scolastiche di questo governo?

Un fenomeno del tutto simile succede con le cover politiche del cantautore Tony Troia.

Non siamo Vip, e posso dire a nome mio, conoscendo personalmente quantomeno le colleghe, che sebbene lusingate e grate, preferiremmo che si desse più attenzione alle nostre idee che alle nostre persone.

Secondo me due sono gli aspetti su cui bisogna riflettere: uno, riguarda l’informazione, l’altro la politica.

Riguardo l’informazione a mio avviso, grazie al web, la gente riesce a bypassare il filtro di giornali e televisioni. E non parlo solo di bavagli e orientamenti politici. Un giornale ha un numero limitato di pagine, e un telegiornale ha una durata: bisogna compiere delle scelte, e spesso sono ideologiche.

Nel web, hai un’informazione a buffet, scegli tu ciò che ti piace e t’interessa e senza costi per lo stato. Ti permette di farti un’idea assolutamente libera e non condizionata, salvo che non sia tu a decidere da chi e da cosa farti condizionare.

Credo che la gente sia stufa che siano gli altri a decidere cosa e come devi sapere. La gente vuole sapere tutto, anche se raccontato da una nota che non è un capolavoro giornalistico, o da un video che riporta un discorso di chi non è abituata a farne, o da una canzone, e poi farsi un’opinione.

Credo che questo sia il futuro dell’informazione e della cultura in genere, più “rustica”, ma diretta.

Non sarà “dolce stil novo“, ma almeno è informazione libera…

La considerazione politica è strettamente collegata alla prima. Sui giornali e in tv, si parla di intercettazioni, scudi, di sentenze ed altri argomenti, perché considerati importanti e di grande interesse.

Io credo che questi siano seguiti dagli italiani come una telenovela, come delle fictions, ma di fatto poi spengono la tv, chiudono il giornale, e cercano in internet tutte le notizie che parlano di lavoro, di crisi, di maternità, di diritti, di case, di precariato, di scuola, di tasse, di mutui, di rifiuti, di nucleare.

Forse perché a noi comuni cittadini, in fondo sono queste le cose che interessano veramente, sono queste le cose che riguardano le nostre vite.

Certe volte penso che politica e informazione vivano su un mondo parallelo rispetto a quello reale.

E politica e mezzi d’informazione tradizionale dovrebbero riflettere su questo.