“La Trattativa tra Stato e mafia non so se c’è stata, io non ne sono a conoscenza. Comunque, non credo che abbia riguardato il famoso 41 bis: su 324 ‘ammorbidimenti’ del carcere duro, solo poco più di una ventina riguardavano mafiosi, ma nessuno di loro era un boss di rango. Se qualcosa è successo, è avvenuto a livelli altissimi”.

Così si esprime il generale Mario Mori, nella prima intervista dopo l’assoluzione dall’accusa di aver volutamente mancato la cattura del boss Bernardo Provenzano rilasciata al settimanale Panorama in edicola da domani. “Non avevo dubbi che sarebbe finita così'” dice Mori parlando delle sue vicende processuali. La Trattativa tra Stato e mafia riguarda l’altro processo palermitano in cui è imputato.

 “Mi hanno offeso – continua Mori – le posizioni assunte da persone che stimo e da cui non me lo sarei mai aspettato. L’onorevole Giuseppe Pisanu, per esempio e Walter Veltroni. Da loro mi aspettavo giudizi più distaccati e sereni”.

Dopo più di cento udienze è emersa tutta l’inconsistenza delle argomentazioni dell’accusa“. Panorama gli chiede come si senta dopo quasi 20 anni sotto inchiesta e Mori risponde: “Sotto tortura, sì, è proprio il caso di dirlo, ma per carattere, non la do vinta a nessuno. Bisogna comunque riconoscere la buona fede a tutti. Mi correggo: quasi a tutti. E mi fermo qui, per ora”.

Alla domanda se abbia altri sassolini da togliersi dalle scarpe, il generale replica: “Ci sto pensando, non è escluso che lo faccia”. 

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