Oltre un migliaio di persone sono scese in piazza a Niscemi per manifestare, ancora una volta, contro il sistema satellitare militare americano Muos e le 46 antenne già esistenti alla base militare di contrada Ulmo. Il corteo è partito dal campo sportivo e ha raggiunto il municipio.

I lavori all’interno della base militare statunitense sono fermi dal 10 aprile, quando il governo regionale ha notificato all’ambasciata americana la revoca delle autorizzazioni. Contro questo provvedimento, il ministero della Difesa ha fatto ricorso al Tar. Una decisione dei giudici è attesa per i prossimi giorni: per il 6 giugno è fissata l’udienza. Il ministero della Difesa ha chiesto alla Regione un risarcimento di 25 mila euro al giorno dalla data in cui i lavori per l’installazione delle parabole sono stati fermati. A sua volta, pero’, il Comune di Niscemi ha chiesto al governo un risarcimento danni di 25 mila euro al giorno a partire dal 1991, da quando sono state posizione le 46 antenne nella base di contrada Ulmo.

Oggi a Niscemi la protesta ha accompagnato la protesta anche uno sciopero generale organizzato dal Coordinamento regionale dei comitati No Muos e dal Comitato “Mamme No Muos” e al quale aderiscono la Cgil e la Confederazione italiana agricoltori.  Tutte le attività commerciali della cittadina, abbasseranno le saracinesche dalle 8 alle 14.

Intanto stamattina, in contemporanea allo sciopero generale a Niscemi, il comitato No Muos della Capitale  hanno compiuto un’azione degli attivisti No Muos all’Istituto superiore di Sanità a Roma.  Un gruppo di attivisti ha affisso davanti all’Istituto Superiore di Sanità, striscioni che riportano al scritta “Abbiamo già un parere No al Muos”. L’Istituto è stato incaricato dal governo di fornire il proprio parere in merito ai rischi per la salute causati dal Muos.
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