Ciò che accadde nel 2012 ancora brucia e forse anche quanto deciso in queste ore da Forza Italia non va giù a Nello Musumeci. Oggi, in un’intervista che il deputato regionale e leader del movimento #Diventerà Bellissima ha rilasciato al quotidiano romano Il Tempo, commenta la nomina di Gianfranco Miccichè a commissario siciliano di Fi, lo stesso Miccichè che tre anni fa, candidandosi alla Regione, divise il centrodestra.

“Prendo atto di questa scelta romana – dice Musumeci al giornalista Antonio Rapisarda -. Direi una bugia se dicessi che Miccichè gode di consenso nel centrodestra, dopo la scelta irragionevole del 2012. Ma la politica non si fa con i risentimenti, gli auguro buon lavoro. Il compito che lo aspetta è difficile e voglio sperare che si sia reso conto delle conseguenze funeste che ha determinato quella sua scelta di spaccare il centrodestra nel confronto con Crocetta”.

Il commento di Nello Musumeci è nello stile di Musumeci che qualche noia gli ha detto: essere troppo di destra per chi ha un passato popolare e troppo popolare per chi è di destra, ma anche in questo caso il parlamentare catanese riconosce alla politica un ruolo (e sa che deve parlare con Forza Italia, primo alleato fra i banchi dell’opposizione all’Ars), proprio di quei militanti dei partiti di una volta, ma con garbo non le manda a dire.

Nell’intervista l’ex presidente della provincia di Catania rilancia l’ipotesi di dimissioni di massa dall’Ars per far cadere Crocetta, così risponde al cronista che gli chiedeva se andassero tutti dal notaio a firmare le dimissioni: “Sì. Abbiamo il dovere di assumerci la nostra responsabilità di oppositori e di evidenziare la irresponsabilità di chi sta nella maggioranza che sostiene Crocetta”.

La proposta prevede di raccogliere le lettere di dimissioni necessarie per sciogliere l’Ars, ne occorrono quindi quarantasei, e gli esempi di Fabrizio Ferrandelli – che questo passo l’ha già compiuto – rischiano di non servire: “Ma se tutti i deputati dell’opposizione, compresi i 5 Stelle, – spiega Musumeci –rassegnassimo contestualmente le dimissioni daremmo vita a un’azione politica clamorosa. Sarebbe difficile per la maggioranza crocettiana continuare ad andare in Aula con i banchi dell’opposizione vuoti”.

L’Aventino immaginato Musumeci è argomento di discussione fra i corridoi dell’Ars e qualche mugugno c’è. Certo, se poi i partiti decidessero come ha fatto il Pd (su input preciso di Matteo Renzi) a Roma…