I sogni, le paure di Catania e della Sicilia ed un riscatto che deve partire dalla gente del Sud. La prima parte della visita istituzionale di Giorgio Napolitano nel capoluogo etneo può riassumersi proprio nei sentimenti dei catanesi e degli stessi rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni che stamani hanno accolto il capo dello Stato.

Sensazioni che riflettono il momento delicatissimo in cui si trova Catania, una città dove il morso della crisi si allunga fino a Palazzo degli Elefanti, dove è iniziata la visita presidenziale, con il presidio silenzioso dei lavoratori della Micron, la multinazionale (presente anche nell’Etna Valley) in cui è stato avviato un piano esuberi che prevede tagli dolorosi in tutto il territorio nazionale.

Non è un caso se nel suo intervento di benvenuto il sindaco Enzo Bianco ha rimarcato la condizione vissuta dalla città in questo periodo e “la sua presenza è insieme sprone e incoraggiamento per tutti noi, qui in un momento delicato. Molto più di quanto si possa credere”.

Bianco rivolgendosi a Napolitano, seduto accanto al governatore Rosario Crocetta, ha però puntualizzato: “Catania ha bisogno di ritrovare orgoglio e dignità, rispetto ed  attenzione, pur nella piena consapevolezza che il nostro futuro dipende anzitutto da noi”. Gli fa eco il vicepresidente di Confindustria, Ivan Lo Bello che nel suo messaggio a Palazzo degli Eleganti sottolinea: “Vogliamo relegare ai margini la vecchia cultura assistenziale e clientelare, purtroppo ancora relegata in una parte della classe dirigente della nostra regione”.

Messaggi che, in un certo senso, il capo dello Stato fa proprio quando parlando con alcuni giornalisti che si trovavano a piazza Duomo sottolinea: “Non solo si chiede attenzione alle istituzioni nazionali, ma è necessario che di dimostri capacità, iniziativa, come per la nascita del Distretto  Sud Est a cui ho assistito. La capacità di innovazione per ripartire è essenziale perché non c’è politica nazionale che da sola possa risolvere i problemi del Mezzogiorno”.

La speranza, ancora una volta, è rappresentata da Serena Cacciola la studentessa che aveva inviato a Napolitano una lettera e che il capo dello Stato ha citato nel suo messaggio di fine anno.

Oggi a Palazzo degli Elefanti c’era anche lei: “Lui è un saggio, come mio nonno che mi ha insegnato i valori della vita”, ha detto la ragazza originaria di Linguaglossa che ha portato in dono al presidente due libri, uno sulla storia del suo paese e l’altro su un artista locale, e un cd musicale realizzato da suo nonno.

Napolitano ha proseguito la sua mattinata recandosi in cattedrale dove sarà esposto, in via del tutto eccezionale, il busto reliquiario di Sant’Agata, patrona di Catania. Lungo la passeggiata dal municipio alla Cattedrale, il capo dello Stato ha salutato i catanesi: “Questa è una città che si muove. E questo è importante”, ha detto il presidente.

I 5 stelle, invece. disertano l’incontro e lo fanno con una pesante nota di contestazione al Presidente della Repubblica. Contestazione anche da parte di Sel.

Poi una signora ha poi avvicinato Napolitano consegnandogli un fiore bianco, una calla: “Lo consegni per noi a Sant’Agata”, ha detto la donna. Il presidente ha raccolto l’omaggio floreale ed è entrato in chiesa.

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