«Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale – dice -, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l’Italia : ed è in scacco la democrazia». Si rivolge ai giovani, e lo fa in maniera aperta e appassionata, il capo dello Stato nel suo quinto discorso di fine anno pronunciato ieri sera e che ha raccolto immediate reazioni positive tra i protagonisti, di governo e di opposizione, delle forze politiche ed economiche italiane.
Napolitano, che nei giorni della contestazione alla riforma Gelmini aveva ricevuto al Quirinale una delegazione di studenti, ne è rimasto colpito, e da qui è nato il taglio del suo invito a “guardare la realtà per trovare lì la molla per reagire.”

Il capo dello Stato ha naturalmente parlato delle spine della politica quotidiana, ed ha chiesto un salto di qualità della politica, affinchè esprima «uno spirito di condivisione delle sfide», poichè è «in gioco la dignità, la moralità la capacità di offrire un riferimento e una guida».

Ai cittadini dice: «la politica siete anche voi, potete animarla e rinnovarla». La politica è la via per affrontare i grandi problemi, a cominciare dalla riduzione del debito pubblico, un peso che «non possiamo lasciare sulle spalle delle generazioni future», sarebbe «una vera e propria colpa storica e morale». Occorre una «profonda riforma fiscale», per avere le risorse bisogna fare pagare le imposte a chi non le paga. Per affrontare questi e altri problemi, occorre «un confronto serio, costruttivo responsabile fra le forze politiche e sociali, fuori dall’abituale frastuono e da ogni calcolo tattico».

Occorre individuare «priorità» della spesa pubblica, avere una strategia finalizzata ad una crescita economica e sociale «più sostenuta», senza la quale rischiamo «il declino» anche in seno all’Unione Europea. E io ho il dovere di indicare le strategie e richiamare responsabilità dello Stato e anche dei privati che, ad esempio, devono investire di più nella ricerca«.

Possiamo farcela, dice Napolitano, perchè «speriamo e crediamo nell’Italia». Per trovare «le energie e la volontà non dobbiamo nasconderci nessun problema», anzi i problemi dobbiamo guardarli in faccia, e renderci conto del mondo in cui viviamo. Dobbiamo capire la crisi e le sue origini, senza farci «paralizzare dall’ansia». Non dobbiamo rinunciare a sognare benessere e crescita. Ma dobbiamo sapere che viviamo un processo di globalizzazione «tutt’ora ambiguo», e che noi facciamo «strettamente» parte dell’Europa, lo scenario in cui dobbiamo fare la nostra parte, superando «l’illusione dell’autosufficienza», accentandone i vincoli e cogliendone le opportunità, cercando una nuova prospettiva di sviluppo.

Ci vuole più integrazione europea anche per difendere l’Euro dagli attacchi e superare una «insidiosa crisi finanziaria». Bisogna aprire questa nuova strada, dice il presidente, senza sognare, come sanno bene i giovani, «un futuro di certezze, magari garantite dallo Stato».

Lo Stato unitario si sta rinnovando con il federalismo fiscale che dovrà essere attuato «in piena aderenza ai principi di solidarietà e coesione sociale». Deve rinnovarsi anche «sanando la ferita del divario Nord-Sud, che si va aggravando». Il futuro da costruire richiede un impegno generalizzato e deve guardare soprattutto ai giovani, che Napolitano «mette in guardia contro ogni cedimento alla tentazione fuorviante e perdente del ricorso alla violenza», e invita ad impegnarsi negli studi e nel rinnovamento dell’università.

E infine” Sentire l’Italia, volerla più unita e migliore, significa anche questo, sentire come proprio il travaglio di ogni sua parte.”