“Non ho mai smesso di lavorare. Nonostante la giornata di mercoledì ho proseguito nella mia attività. Tantissime sono stati gli attestati di stima che ho ricevuti in questi giorni”. Il giorno dopo l’arresto dei presunti estorsori, Natale Giunta chef palermitano, è di pochissime parole. Lo tsunami che gli ha sconvolto la vita lo ha lasciato profondamente provato. Ha fatto una scelta consapevole. Ma sa bene che è una scelta dura e che in passato ha portato all’isolamento.

“Questo al momento non si è verificato – ribadisce – sono davvero contento della reazione dei miei cari, della mia famiglia, dei miei amici. Il locale ieri era pieno e anche questa sera. Nessuno ha disdetto le prenotazioni. Pensavo anche a questo quando ho letto il mio nome che circolava già dalle prime ore della mattina. Ho pensato che tutto quello che ho costruito poteva finire. Invece no. Al momento ho visto negli occhi di tanti l’apprezzamento per quanto ho fatto e la decisione presa. Certo non è stato semplice perché dire il contrario. Adesso basta. Voglio continuare a lavorare e pensare solo a svolgere la mia attività per la quale mi sono battuto”.

Giunta non lo dice apertamente. Ma fa capire che quello che si attende adesso è la vicinanza con la Palermo che vuole cambiare. La maggioranza dei palermitani che è stufa della cappa mafiosa che ha sempre avuto il sopravvento su questa città e sull’economia di questa terra. A caldo subito dopo la notizia degli arresti con gli occhi davvero stanchi aveva detto “la mia è stata una scelta da imprenditore libero, che ama il proprio lavoro e va avanti”.

La paura è un sentimento che non nasconde. Che cerca di esorcizzare con alcuni sorrisi. Ma sono forzati e si vede. Attorno è un via vai di amici che lo rincuorano e gli manifestano tutti il loro affetto. Adesso, come Conticello, è un simbolo della lotta al racket e lo sa bene. Ne è cosciente. Ha fatto un gesto grande con il quale ha dato un contributo deciso alla crescita di questa città. “Speriamo che in tanti lo capiscano – conclude – Si può dire di no come ho fatto io. Adesso devo andare al lavoro. La mia attività è la mia dignità. E nessuno la può calpestare”.