Matteo Tutino era il medico che ha eseguito interventi estetici a tante persone che contano nell’isola e non solo.
A tutti prometteva l’eterna giovinezza: un viso fresco, un seno da pin up e un sedere ben modellato.
Cinquantatré anni, primario di chirurgia maxillo-facciale all’ospedale Villa Sofia di Palermo, Tutino aveva un rimedio per tutto: piccoli e grandi difetti, occhiaie, borse, adipe localizzato.

Solo che gli interventi miracolosi proposti ai pazienti li avrebbe effettuati in ospedale, struttura pubblica in cui non potevano essere eseguiti, e a carico del Servizio Sanitario. Il tutto spacciandoli per “funzionali”, necessari, cioè, alla cura di patologie.

Per questo aveva anche acquistato in comodato d’uso uno strumento indispensabile per la liposuzione.
Dopo oltre un anno di indagine, i nodi sono venuti al pettine e Tutino è finito nei guai. Le accuse sono di truffa, falso, peculato e abuso d’ufficio. Ieri è arrivata anche la sospensione dall’incarico.

A inchiodarlo, oltre ai dati emersi dalle analisi documentali fatte dai carabinieri del Nas guidati, anche le testimonianze di alcuni colleghi del medico che, per essersi opposti alla sua gestione disinvolta del reparto, hanno subito vessazioni di ogni tipo. Due su tutti Francesco Mazzola e Dario Sajeva.

Oltre a Tutino, sono indagati Damiano Mazzarese, dirigente del Dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell’azienda ospedaliera, l’ex commissario dell’azienda sanitaria Giacomo Sampieri e il direttore sanitario Maria Concetta Martorana.

Per Martorana e Mazzarese la Procura ha chiesto al gip la misura interdittiva della sospensione dagli incarichi.
L’inchiesta, oltre a mettere in luce i lauti guadagni di Tutino che, per ogni intervento eseguito indebitamente nella struttura pubblica prendeva tra i 2000 e i 3500 euro, traccia un ritratto inquietante del protagonista della vicenda.

Un uomo, scrive il gip, in grado di piegare ai propri fini anche personaggi gerarchicamente a lui sovraordinati, come Martorana e Sampieri.