Non ci sarà alcun processo penale nei confronti di Mario Ciancio Sanfilippo, editore de La Sicilia. Le contestazioni avanzate dalla procura nei suoi confronti non costituiscono un reato previsto dalla legge vigente.

Lo ha deciso il Gup di Catania ha disposto il non luogo a procedere per l’editore e direttore de La Sicilia e delle emittenti televisive Antenna Sicilia (la cui informazione è stata di recente chiusa con il licenziamento collettivo dei giornalisti) e Telecolor, Mario Ciancio Sanfilippo.

L’inchiesta nei suoi confronti prevedeva il concorso esterno in associazione mafiosa, reato che non esiste nella legislazione secondo il gup di Catania.

Si tratta solo del primo successo giudiziario per l’editore catanese. Con questa decisione, infatti, rischia di proseguire il più temuto processo di prevenzione che mira al sequestro dei beni e la cui udienza si terrà il prossimo al 27 gennaio del 2016 dopo un rinvio per un difetto di notifica. Tecnicamente, infatti, non si tratta di una assoluzione, unica condizione che avrebbe permesso alla difesa di chiedere lo stop al processo di prevenzione che cammina su un binario parallelo. Proprio davanti al Tribunale per le misure di prevenzione  si svolgerà anche l’udienza sul sequestro dei 17 milioni di euro di beni, 12 dei quali in titoli in una banca svizzera, effettuato il 16 giugno scorso dalla Guardia di Finanza.

L’editore, che si proclama estraneo alle accuse contestate, ha sempre detto di avere “fatto tutto alla luce del sole” e di “essere certo di potere dimostrare qual e’ la verita’ dei fatti davanti a un giudice terzo”.

“Questa sentenza ha consentito di evitare ingiustizie: sono particolarmente felice di avere trovato un giudice che ha trovato la forza e il tempo di leggere questa mole di carte e di assumere una decisione assolutamente coraggiosa”. Spiega il legale del direttore ed editore de La Sicilia, l’avvocato Carmelo Peluso.

Quando i processi non sono istruibili – ha aggiunto il penalista – ci vuole qualcuno che lo dica prima che si facciano feriti e si lascino sul campo famiglie senza lavoro. Oggi spero che sia l’alba di un nuovo periodo. La Corte di Cassazione sta disinfettando il bisturi dell’antimafia e ho portato diverse sentenze per potere dire che oggi ci vogliono le prove per fare i processi. Non sono più ammissibili i tempi in cui si fanno sui sospetti, perché lasciano per strada sequestri penali, misure di prevenzione, aziende che falliscono. Tutto questo, per carità, se è giusto allora è giusto che accada, se non è giusto pensiamoci per tempo”