Neanche un euro un legge di stabilità per la Sicilia ma, soprattutto, l’ordine agli inviati a palermo di ‘mollare la presa’ e lasciare che la barca affondi. Torna aggressiva la strategia renziana per la Regione siciliana puntando, chiaramente, alle elezioni anticipate anche se nessuno lo dice e nessuno lo conferma.

Nonostante gli accordi già raggiunti con Crocetta e Baccei per il ripiano dei conti siciliani con il trasferimenti di 1,4 miliardi di euro nel 2016 a fronte di risparmi da parte della Sicilia per altri 600 milioni, la politica capitolina ha deciso di non mettere un euro in finanziaria. non si tratta di un tradimento dei patti, secondo Roma, perchè quei soldi per il ripiano erano condizionati ad una serie di ‘scelte’ che Palermo doveva mostrare di operare nel concreto.

Nel dettaglio si chiedeva alla Regione di tagliare, di fare le riforme, di invertire la rotta sulla spessa clientelare ed assistenzialistica. Cosa che non sarebbe avvenuta sotto nessun aspetto. Le riforme non ci sono essendo state tutte impugnate per incostituzionalità (almeno secondo il Consiglio dei Ministri) la spesa è stata tagliata in misura inadeguata e poi non sono andate proprio giù due cose: la sanatoria immediata per i dirigenti che hanno ottenuto il doppio compenso e la proroga per i forestali a discapito degli investimenti, spesa questa che Roma considera totalmente assistenzialistica ed improduttiva come hanno detto chiaramente anche le imprese, peraltro.

Dunque si profilo il nuovo scontro. E a confermare che il mancato inserimento delle somme in legge di stabilità non è un caso ma una scelta precisa c’è l’indicazione del silenzio ai renziani di Sicilia ed agli inviati a Palermo a cominciare dall’assessore Alessandro Baccei che non va neanche al Cipe a perorare la causa della Sicilia che senza i fondi che dovrebbero arrivare a giorni rischia di fallire oggi senza attendere il bilancio 2016.

Dunque Roma toglie ossigeno a Crocetta e lascia intendere, senza dirlo, che i fondi arriveranno solo se ci sarà un governo più affidabile ma questo atteggiamento non è condiviso da tutto il Pd soprattutto in Sicilia e, per assurdo, Crocetta si ritrova alleata l’area del ‘vecchio Pd’ quella non renziana che tanto ha contrastato durante il suo governo.

La sfida si sposta sul tavolo del rimpasto. se si dovesse dar vita ad una nuova giunta Crocetta potrebbe andare allo scontro ma se in giunta non dovessero esserci i renziani diventerebbe difficile anche scontrarsi con Roma. Senza acqua ne farina non si può impastare.

In questa situazione Crocetta potrebbe non durare neanche un altro anno come sembrava fino a qualche giorni fa per andare alle elezioni in autunno 2016 anche se i tempi tecnici per elezioni insieme a Roma, Milano, Napoli e Torino sembrano non ci siano.

La situazione è complessa e di certezze, ad oggi, non ce ne sono anche perché la politica di oggi, ancora più di quella di ieri, cambia faccia e strada molto velocemnte