Non si farà neanche stamani il previsto vertice di maggioranza convocato inizialmente per le 11. il Presidente della Regione arriverà a Palermo dopo mezzogiorno ma non è questo il motivo dello slittamento. Nonostante le indicazioni romane non c’è nessun accordo fra i partiti che compongono la maggioranza, neanche una bozza di partenza su cui discutere.

I partiti si trovano d’accordo solo su un nome, Lucia Borsellino e anche su quello le facce scure si sono viste anche se alla fine passerebbe la sua riconferma senza particolari malumori. Nessun accordo su nessun’altra dell 11 pedine che devono comporre la giunta.

Si vive in un clima da veti incrociati come già avvenuto altre volte. Oltre Borsellino Crocetta vorrebbe confermare Scilabra e Vancheri come dice sin dall’inizio. Ma se su Vancheri si può anche passare oltre vista la volontà più o meno forte dell’assessore di cogliere la palla al balzo per  lasciare, su Scilbra Crocetta continua  a non trattare. Ma se Scilabra resta restano anche valenti, Torrisi e Reale e a quel punto l’azzeramento non si fa più rischiando di fare una giunta nuova solo per metà o addirittura meno di metà.

Il vertice di maggioranza, dunque, potrebbe tenersi nel pomeriggio ma se le resistenze e i distinguo dovessero restare c’è il rischio concreto che Crocetta metta in scena il suo tradizionale colpo di mano e in serata faccia la giunta a gusto suo pescando dalle indicazioni di massima date fin qui dai partiti ma senza aspettare l’accordo di tutti.

Uno schema già visto in occasione della formazione delle prima due giunte Crocetta. E se così’ fosse tutto tornerebbe com’era prima del rimpasto. Bisognerebbe valutare le reazioni dei cuperliani del Pd ma anche degli uomini residui del Megafono e di Articolo 4.

Una mossa, quella che Crocetta potrebbe ripetere, che metterebbe però a rischio l’intera maggioranza visto che c’è una mozione di sfiducia pendente per approvare la quale l’opposizione deve trovare 6/7 voti che in un clima di rinnovato scontro sulle scelte di giunta potrebbero anche uscire dal cilindro di una litigiosa maggioranza.

Vicende in itinere che in giornata, o al massimo domani, dovrebbero giungere a conclusione, almeno per quanto riguarda la giunta.