Non si può ingessare il bilancio della Regione spendendo le risorse per le proroghe dei contratti ai precari. L’attacco a sorpresa arriva dal gruppo parlamentare all’Ars del M5S che si scaglia contro la politica salva-precari attuata dalle istituzioni in questa chiusura di 2013. Una scelta di tempi improvvida viste la tante tragedie, proteste, appelli e scontri di questa vigilia di Natale.

“L’ulteriore impiego di risorse del bilancio regionale per garantire le proroghe non è una strada percorribile – si legge in una nota diramata dai grillini -. La Regione siciliana spende già un terzo del proprio bilancio in stipendi. In una situazione come questa – dicono i deputati – bisogna necessariamente cambiare rotta e decidere di investire nell’autoimpiego, trasferire personale dal settore pubblico a quello privato, agevolando le assunzioni di precari e snellendo quest’esercito di più di 20.000 persone non più sostenibile, che ingolfa la macchina amministrativa”.

Una posizione inattesa, me neanche troppo, che sembra fare il paio con un’altra scelta maturata in campo nazionale. proprio ieri, infatti, scelta civica, il movimento nato dall’esperienza di Mario Monti al governo, ha minacciato il Premier Letta di abbandonare la maggioranza se passerà la norma salva precari siciliani.ù

Un fronte forte, dunque, quello che sta nascendo contro i precari siciliani, dunque. “Nessuno, secondo i parlamentari 5 Stelle, deve essere lasciato indietro, ma non devono essere lasciati indietro neanche coloro che il lavoro l’hanno perso, i giovani costretti ad emigrare e gli inoccupati. Oggi – conclude la nota – si tagliano 300 milioni che sarebbero potuti servire per dare risposte a tutti i siciliani, non solo a chi è legato al deputato di turno. Pur vicini umanamente alle vicende di coloro che si sono trovati coinvolti in queste dinamiche, create ad arte dalla politica – concludono i deputati – non possiamo che essere in disaccordo con le proposte di chi il problema l’ha costruito, e a cui forse lo stesso problema torna utile per propri fini elettorali”.