Lavoratori, disoccupati, pensionati studenti sono scesi questa mattina in piazza per la mobilitazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil “Lavoro-Sviluppo-legalità”, per dire no alla sfascio della Sicilia e chiedere una svolta immediata contro lo stato di emergenza che si registra in tutte le 9 province siciliane.

Appuntamento a piazza Verdi alle 9. In tutto, secondo i sindacati, hanno partecipato in più di 1.300 persone. Il comizio si è svolto dentro il teatro Al Massimo. Sul palco gli interventi dei segretario della Uil Gianni Borrelli, del segretario Cgil Palermo Enzo Campo e del segretario Cisl Siclia Mimmo Milazzo, che ha concluso il comizio. La voce, tra un intervento e l’altro dei segretari, è stata data soprattutto a loro, a 9 lavoratori, a 1 studente, a 1 pensionato.

“Oggi siamo qui per fare parlare il lavoro, per ascoltare le voci e i bisogni della gente, per sentire i drammatici racconti di chi ha perso il lavoro e di chi lo cerca, storie ben diverse dalla semplificazione della politica che in un tweet dice che l’Italia è in ripresa – dichiara Enzo Campo, segretario della Cgil Palermo – Ci sono i forestali, visti come coloro che lucrano le risorse della Regione mentre la Sicilia cade in rovina, i 3 mila lavoratori della formazione professionale, i call center col posto a rischio. Vogliamo parlare di una Palermo reale e chiediamo di discutere con una Regione normale, senza false rivoluzioni. Vogliamo parlare non di nomi, di assessori ne abbiamo già visti passare 45, ma chiediamo di entrare nel merito delle riforme dell’acqua, dei rifiuti, delle aree industriali. Vorremmo essere protagonisti nella lotta alla mafia, di cui abbiamo pagato un alto prezzo insieme ai magistrati, perché non vogliamo che per colpa di qualche giudice arruffone e corrotto venga vanificata la battaglia contro Cosa Nostra. E incoraggiamo la lotta all’illegalità dell’amministrazione comunale. Se le cose non cambiano, insisteremo con le nostre iniziative, per mandare a casa la cattiva politica”.

La forte esasperazione espressa da lavoratori, pensionati, giovani che ormai hanno smesso di sperare – afferma Daniela De Luca segretario Cisl Palermo Trapani – non fa altro che sottolineare lo stato di emergenza vissuto ormai dalla nostra città, isolata dal resto dell’Isola sul fronte infrastrutturale, senza certezze per le vertenze principali, con troppi disagi vissuti dai cittadini sul fronte dei servizi pubblici, con una povertà allarmante e dilagante. Non ci sono più formule magiche o politiche dell’improvvisazione che possano risollevarci, ma solo la programmazione di seri interventi e soluzioni per la crisi dei settori cruciali. Siamo stanchi di assistere allo sfascio e al vuoto amministrativo della nostra regione, la piazza dice basta e la mobilitazione continuerà”.

“La Sicilia è in emergenza continua. E Palermo è una città dilaniata dalla crisi- continua il segretario della Uil Gianni Borrelli – La Uil reclama a gran voce un cambio di passo dei nostri governanti, non cambiando 54 assessori in 2 anni, ma con una politica di investimenti e di occupazione. Questo lo urliamo al governo nazionale e regionale e a tutti i rappresentanti degli enti locali. Chiediamo garanzie occupazionali vere per i lavoratori e le lavoratrici. I pensionati, gli studenti vi staranno col fiato sul collo pronti a manifestare, scioperare, fino al raggiungimento degli obiettivi o per mandarvi tutti a casa. I nostri politici devono capire che ci hanno stancato con le loro beghe di potere”.

I racconti dei lavoratori. Sul palco le testimonianze dei lavoratori, a partire dall’esasperazione degli addetti lavoratori del settore rifiuti, dei precari delle amministrazioni, dei pensionati, dei metalmeccanici, degli operatori dei servizi e della formazione professionale, dei call center. “Da due anni ho perso il lavoro – racconta Alessandro Miranda, 31 anni ex operai Coinres – e come ulteriore danno oltre la beffa la Regione mette in discussione anche gli ammortizzatori sociali che sono l’unico mezzo di sostentamento. Una emergenza continua per il settore, solo due mesi fa hanno perso il posto di lavoro altri 270 operai dell’Ato Alto Belice Ambiente”. Attendono da anni la certezza del lavoro anche i precari della pubblica amministrazione, come spiega Margherita Amiri, da 25 anni al comune di Partinico. “lavoro 18 ore settimanali per 700 euro al mese, siamo lavoratori imprigionati in una precarietà che coinvolge e rende incerto il futuro delle nostre famiglie, e che rende precario il lavoro e l’efficienza dei servizi”.

Sono 65 mila i pensionati che vivono con meno di 500 euro al mese. “Viviamo un forte disagio – spiega Vincenzo Crivello, 70 anni, pensionato – e a pesare è anche la mancanza di servizi socio-sanitari soprattutto nella provincia. I disabili, gli anziani sono abbandonati a sé stessi per via della mancanza di politiche per la non autosufficienza e le istituzioni stanno a guardare”.

Al centro anche la rabbia dei 23 mila forestali siciliani, sul piede di guerra da una settimana, con proteste, incatenamenti e presidi per chiedere di essere pagati per continuare le loro giornate. “Quello che ci fa rabbia – dichiara Antonino Tamburello, forestale, 101unista – è che il terreno siciliano sta crollando a pezzi e la Regione ha una forza a disposizione, i forestali, e non riesce a organizzarli in opere necessarie. Noi passiamo per i raccomandati, per coloro che fanno i barbecue nei boschi. Nei comuni dove siamo stati impiegati per opere di protezione civile abbiamo svolto un lavoro utilissimo, anche di prevenzione. L’Isola crolla: chiediamo una programmazione lungimirante che ci utilizzi al meglio. Così stanno creando solo problemi ai lavoratori e tra i lavoratori”.

Un caso simbolico nel settore dei servizi è quello dei 64 ex dipendenti della Federico Musei, senza lavoro dal 2009. Racconta Alessandra Fortunato, ex lavoratrice della Federico Musei: “Nel 2009 la società Federico Musei è fallita e ci ha licenziati tutti. Gestivamo le biglietterie e i servizi aggiuntivi dei musei regionali. Andiamo avanti a forza di mobilità in deroga. Grazie al sindacato stiamo cercando di essere ricollocati attraverso la clausola sociali con i nuovi privati che si sono aggiudicati i servizi. Ma la Regione rimanda sempre. Gli anni passano e noi invecchiamo. A 35 anni per il mercato del lavoro siamo da scartare”.

Le aree industriali palermitane si stanno svuotando per la fuga delle grandi industrie e la mancanza di investimenti. Ne sa qualcosa Vincenzo Lupo, Rsu alla Selital: Nello stabilimento “Marisa Bellisario” negli anni Novanta lavoravano 1.400 persone. Oggi siamo in 300, divisi in due aziende, tra Selital e Italtel. L’azienda non ha lavoro e fa un uso spropositato degli ammortizzatori sociali. Entrambe le aziende sono gestite da gruppi di investimento tedeschi: risparmiano tagliando i costi, per fare utili con quel poco che hanno. Da anni viviamo nell’incertezza, non sappiamo cosa accadrà il giorno dopo”.

E resta precaria la situazione per migliaia di lavoratori della formazione professionale e dei call center, così come è incerto il futuro per i lavoratori di Aps. Vittorio Sermini, (Aps): “Il settore idrico è nel caos e l’impugnativa della legge e la crisi di governo accrescono i gravi problemi strutturali. In Aps oggi ci 200 lavoratori sono con un contratto di affitto in Amap e sono in arrivo nuovi tagli”.

Sul settore della formazione al collasso è intervenuta la lavoratrice di un ente di formazione Glenda Pergolizzi,: “7mila lavoratori attendono la riforma del settore e garanzie occupazionali. Sino ad ora il governo Crocetta ha distrutto senza costruire un’alternativa concreta. Le attività non solo non sono partite ma nel frattempo i lavoratori sono senza alcun sostegno al reddito e quindi vivono in una condizione di grave crisi”. Gli operatori dei call center temono molto i cambi d’appalto in corso nelle loro società. Dice Rosy Contorno, dipendente di un call center: “E’ assordante il silenzio del governo regionale mentre a Roma si tenta di far passare una legge che eviti le gare al massimo ribasso nei call center. Sino ad oggi ventimila lavoratori in Sicilia sono in ostaggio dei cambi commessa e senza alcuna garanzia sul futuro occupazionale”.