“Sulla scelta del procuratore di Palermo e sulla soluzione del conflitto alla Procura di Milano non c’è e non ci sarà alcuna relazione tra. le due decisioni resteranno slegate fra loro e non dovranno essere influenzate da ragioni correntizie”.

Lo dice il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini in un’intervista al Corriere della Sera nella quale affronta più in generale la vicenda delle tante nomine sospese e che il Csm non sta ‘liberando’. Sono troppe, infatti, le incombenze a cui il Consiglio Superiore della Magistratura deve fare fronte e tanti gli uffici che attendono le scelte dell’organo di autogoverno dei giudici.

”Dobbiamo procedere entro un anno a circa 500 nomine per incarichi direttivi e semidirettivi – dice Legnini – molti dei quali rilevanti o rilevantissimi, e con le procedure e le forze attuali sara’ quasi impossibile farcela”.

Per questo chiede a governo e Parlamento di ”articolare in due anni le nomine, in modo da poter decidere senza accumulare ulteriori ritardi e con la necessaria ponderazione. La decisione spetta al legislatore, e noi ci adegueremo qualunque sarà, ma un sano principio di buona amministrazione consiglia questa soluzione – sottolinea il vice presidente del Csm (che è presieduto per legge dal capo dello stato) -. Avere un anno di tempo in più, fino al dicembre 2016, partendo dalla sostituzione dei magistrati più anziani, ci consentirebbe di lavorare meglio senza lasciare scoperti troppo a lungo uffici anche delicati”.

Legnini si rende conto della delicatezza dell’argomento: “Non vogliamo rallentare il ricambio che pure è necessario, ma garantire la qualità delle scelte in una situazione che non ha precedenti nella storia del Csm. Il plenum ha già deliberato di incaricare 10 magistrati, per i prossimi 11 mesi, che redigeranno le motivazioni dei provvedimenti, e stiamo progettando un sostegno ai consigli giudiziari affinché i pareri siano più celeri e puntuali. Ma soprattutto – sottolinea Legnini – dobbiamo snellire e rendere più efficienti le procedure: mediamente la durata di una nomina,
nelle ultime due consiliature, è stata di 383 giorni”.

“Occorre intervenire con misure drastiche. Gli accordi tra le correnti possono rallentare o velocizzare i tempi, a seconda del grado di coesione. La mia aspirazione – conclude – è di rendere ininfluente il dato dell’appartenenza dei candidati”.