Le nomine dei nuovi 14 manager della sanità in Sicilia segnano l’inizio di un nuovo scontro tra il governatore Rosario Crocetta e il suo partito: il Pd. Il clima era già incandescente a causa delle febbrili trattative in vista del rimpasto e gli attacchi al governo arrivano direttamente dalle segreterie regionale e nazionale.

Dure le parole del segretario del Pd dell’Isola, Fausto Raciti, che definisce privo di “rappresentatività politica” il governo che ieri sera ha scelto i nuovi vertici di Asp e ospedali. Ma a preoccupare il presidente della Regione è soprattutto l’invito, che sembra più un ordine, a “cambiare immediatamente il passo” proveniente da Davide Faraone, componente della segreteria nazionale del Pd e uomo vicinissimo al premier Matteo Renzi, che indica come unica alternativa percorribile a un nuovo esecutivo in tempi brevi quella delle elezioni anticipate.

Raciti, pure precisando che “la valutazione dei manager della sanità spetterà alla I Commissione dell’Ars, sulla base delle qualità e delle performance di ciascuno”, approfitta per sottolineare che la Giunta regionale che si è riunita ieri “è priva di rappresentatività politica e risponde esclusivamente ai desiderata del presidente e del suo cerchio magico”.

“La stessa logica – prosegue Raciti – in passato, ha determinato scelte discutibili, come quella su Villa Sofia. Il Pd, con il voto dei suoi organismi, ha chiesto che vengano rinnovati il patto di coalizione e la Giunta regionale. Se Crocetta pensa di gestire la costruzione del nuovo Governo come ha gestito la scelta dei manager – conclude – troverà nel Pd un fermo oppositore”.

Non meno dure le parole di Davide Faraone che invita il presidente a velocizzare i tempi per la formazione del nuovo esecutivo regionale. “Si cambi immediatamente passo e si interrompa al piu’ presto la rissa sulla giunta, perché delle poltrone non frega niente a nessuno. In caso contrario non ha più senso continuare questa esperienza istituzionale alla Regione”.

“Se si sta correndo a livello nazionale, in Sicilia non si può stare fermi. Se a Roma – aggiunge Faraone – stiamo intervenendo sul Senato e facendo le riforme costituzionali, non si comprende come qui in Sicilia non si riesca a fare un rimpasto. Si chiuda subito questa vicenda, ci si occupi della drammatica questione sociale ed economica, si facciano le riforme necessarie, oppure, se non si è in grado di fare tutto ciò, si prenda atto che non ha senso continuare”.

Lapidaria e con un retrogusto amaro la reazione alla nomina dei nuovi manager di Pippo Digiacomo, presidente della commissione Sanità dell’Ars: ”Finalmente sono stati nominati i manager della sanita’, per quanto riguarda i nomi le valutazioni saranno fatte sul campo. Il metodo mi è sembrato rabbioso”.

Le bacchettate sul criterio scelto per le nomine da Crocetta arrivano anche dal presidente nazionale dell’Unione di Centro, Gianpiero D’Alia. “E’ evidente che la scelta dei manager è stata fatta in solitudine dal presidente Crocetta, ed è chiaro che, per quanto riguarda l’Udc, la politica deve stare fuori dalla sanità, perché questa è stata la principale causa dei disastri e del malgoverno della nostra regione”.

“Ciò che a noi interessa oggi – osserva D’Alia – è il contratto di coalizione nel quale va definita la mission dei manager, ovvero acquisti di beni e servizi trasparenti e a costi standard; isolamento degli affaristi che circolano intorno alle Asp siciliane. Nomina dei primari e del personale, seguendo il criterio del merito e non della fedeltà politica. Inoltre è necessario un piano strategico di risanamento della sanità pubblica, con il ridimensionamento di quella privata, che non sia di eccellenza e solo speculativa”.