“Con l’approvazione delle norme riguardanti il personale della Regione, per molte delle quali si profilano vizi di incostituzionalità, la politica siciliana si rende complice delle scelte nefaste del Governo Crocetta che tagliano i diritti dei lavoratori ed aprono la strada ad una stagione in cui tutto sarà più precario per il comparto pubblico, dallo stipendio al posto di lavoro”.

Ad affermarlo sono le segreterie regionali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Cobas/Codir, Sadirs, Ugl, Siad e Dirsi che ieri erano scese in piazza con lo sciopero generale per chiedere lo stralcio di tutte le norme sui dipendenti.

Per i sindacati “A Roma come a Palermo ormai la deriva autoritaria sta prendendo il sopravvento sui principi di partecipazione democratica e del confronto sociale ed è grave che il Presidente dell’Ars abbia negato qualsiasi confronto con i lavoratori che hanno scioperato ieri e che ancora oggi sono tornati in piazza per reclamare ascolto dalle istituzioni. Come prefiguravamo ieri, si è creata una frattura insanabile fra la politica ed il mondo del lavoro pubblico regionale che inasprirà il conflitto – dichiarano- Non staremo a guardare: metteremo in atto tutti gli strumenti consentiti per far valere le nostre ragioni a tutti i livelli istituzionali affinché venga riconosciuto che il patto Renzi-Crocetta siglato sulla pelle dei regionali viola le norme basilari del diritto”.

Ma arrivano critiche anche di natura politica a parte della norma“Avevo proposto che il 50% dei risparmi provenienti dai prepensionamenti fosse destinato al rinnovo dei contratti dei regionali – dice invece il deputato del Pd Antonello Cracolici – fermi in Sicilia dal 2007: quando si vuole riformare il sistema pensionistico in linea con quanto avviene a livello nazionale, si dovrebbe al tempo stesso adeguare i contratti e mettersi al passo con il resto del Paese. Credo che sbarrando questa strada e negando il rinnovo dei contratti. il governo abbia commesso un errore politico grave”.