Nonostante le dichiarazioni risolute del ministro Stefania Prestigiacomo (“Il programma nucleare va avanti, noi siamo molto sereni e convinti di avere fatto una scelta consapevole e giusta”), non tutti nel Pdl sono convinti che bisogna insistere sul rafforzamento del programma nucleare italiano.

Tra questi possiamo annoverare Angelino Alfano, ministro della Giustizia, che ieri, ospite della trasmissione Ballarò, ha detto che “prima di ogni altra cosa viene la salute“, motivo per cui “nel quadro dell’Unione europea valuteremo” l’avvio del nucleare nel nostro Paese.

Parole che testimoniano, almeno per quanto riguarda il politico siciliano, un dietrofront sull’intransigenza dimostrata dal governo. Soprattutto alla luce di quanto sta avvenendo nel resto del Vecchio Continente.

A cominciare dalla Germania, dove il cancelliere  Angela Merkel ha annunciato la chiusura provvisoria delle sette centrali più vecchie del Paese. Scopo della sospensione è effettuare controlli di sicurezza.

Anche la Svizzera s’interroga sul da farsi ed ha deciso, nel frattempo, di interrompere il piano di rinnovamento delle centrali nucleari. Il ministro all’Energia, Doris Leuthard, tra l’altro, affermando che “la sicurezza è una priorità assoluta”, ha ordinato di procedere ad un riesame della sicurezza degli impianti esistenti.

Pure la Russia si sta ponendo dei dubbi sulla pericolosità delle centrali nucleari: il primo ministro Vladimir Putin ha imposto uno studio accurato sullo stato degli impianti della Federazione per verificare se esistono le condizioni affinché si possa verificare quanto successo in Giappone.

Non solo. Anche l’Unione Europea si è attivata. Ieri la Commissione, dopo un incontro straordinario che si è svolto a Bruxelles, ha annunciato la decisione di effettuare dei test di sicurezza (“stress test“) sulle 143 centrali nucleari presenti in Europa, con criteri uniformi definiti da Authority indipendenti. Avranno inizio nella seconda metà di quest’anno.

Eppure, nonostante tutto questo, il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, presente a Bruxelles, ha ribadito che il Governo italiano non intende cambiare idea sul nucleare, in quanto “è inimmaginabile tornare indietro su un percorso già attivato”. S’insiste sul fatto che quanto avvenuto in Giappone è stato “un evento straordinario”, quindi difficilmente irripetibile. E che il suolo nipponico insiste su “quattro placche terrestri”.