Non piace alle opposizioni dell’Assemblea regionale siciliana la nuova giunta del presidente della Regione Rosario Crocetta. Nessuna apertura di credito da parte dei partiti che rifilano dure critiche e accolgono con profondo scetticismo l’esecutivo.

“Il rimpasto crocettiano non può che lasciare scettiche tutte le persone di buon senso”, dice il senatore Vincenzo Gibiino, coordinatore di Forza Italia in Sicilia.

“Dopo diciotto mesi di soli annunci e di totale immobilismo – prosegue Gibiino – il governatore ci presenta la nuova Giunta, frutto di un’attenta spartizione politica. Pur nel massimo rispetto dei neo assessori c’è da chiedersi cosa questi potranno fare se a dettare la linea sarà sempre il confuso e inconcludente governatore, e conseguentemente, quali benefici potrà avere la nostra amata isola dal perdurare della presenza di Rosario Crocetta a Palazzo d’Orleans. La verità è una sola, dal Crocetta-Bis non possiamo attenderci nulla di buono. Come al solito non mancano le parole, come al solito manca un programma di riforme e di crescita. Forza Italia è certa che la Sicilia e i siciliani meritino ben altro”.

“Qual è il programma di questa giunta di governo? A quali criteri risponde la sua composizione?”, aggiungono i parlamentari regionali di grande Sud-Cantiere Popolare, Bernardette Grasso e Roberto Clemente. “Ancora una volta prevalgono gli interessi di bottega dei partiti che sostengono il governo, legati come sempre ad interessi clientelari, piuttosto che allo sviluppo e alle reali esigenze della Sicilia”.

“Sarebbe questa la tanto annunciata rivoluzione di Crocetta? Il manuale Cencelli viene ancora una volta onorato – aggiungono – il governatore lo ammetta e non finga di essere diverso dai suoi predecessori. Constatiamo, altresì, la totale sudditanza del Pd siciliano che abbaia ma non morde e che si vede imporre le scelte dal proconsole renziano in Sicilia, Faraone, ma anche l’esterofilia di un governo che non riesce a trovare una professionalità in grado di sostituire quella, validissima, dell’ex assessore Marino, per non parlare del fatto che un territorio come quello di Messina, che conta ben 8 deputati di maggioranza, non ha alcuna rappresentanza in giunta”.

“Se fosse veramente scoppiata la pace tra alleati – aggiunge il capogruppo Ncd all’Ars, Nino D’Asero – se il rimpasto della giunta non fosse stretto nei nodi gordiani e se non fosse sottomesso a spade di Damocle formate da esodi minacciati verso l’opposizione, sarebbe finalmente giunto il tempo di pagare i debiti della P.A., di pensare al rilancio dell’economia siciliana a partire dalle variazioni che attendono in naftalina d’esser esitate. La Sicilia, in ogni caso non è più in grado di sopportare questa emiparesi della politica che si avvia ormai alla tetraplegia. La Sicilia ha bisogno di ossigeno e il valzer delle botteghe la rende ancor più asfittica”.