Un copione già visto, trito e ritrito. Dopo l’ennesimo affondo nei confronti del governatore, il presidente Rosario Crocetta non ascolta dichiarazioni e lamentele di chi lo vuole disarcionare e si prepara a varare da solo l’ennesima giunta/sfida fatta di uomini e donne che lo seguono scegliendo magari nel bacino dei partiti che lo appoggiano ma senza indicazioni certe, consensi e vertici di maggioranza.

E la strada seguita, anche da un punto di vista mediatico, è l.a medesima già vista: prima la sfida pubblica ai suoi avversari, poi la mano tesa con dichiarazioni del tipo: “indicate i vostri e facciamo un  nuovo pezzo di strada insieme”, dunque una piccola forza politica un po’ più vicina o interessata che sostiene pubblicamente l’esigenza del passo avanti e lui che plaude alle parole dell’amico di turno e procede dopo due o tre giorni di ipotetica riflessione.

Le fasi sono già state consumate quasi tutte. E’ arrivato lo scontro sulle somme non inserite in finanziaria regionale, seguito dalla sua sfida a tutti prendendosi il merito del fondi invece concessi dal Cipe sul Fsc (in realtà solo formalizzati ma già ampiamente concordati e necessari per non mandare la Sicilia a gambe all’aria oggi stesso). Poi il rincaro della dose con la minaccia di azzerare la giunta.

Infine ieri, in piena domenica, arriva la dichiarazione lealista affidata all’aspirante assessore (lui o chi per lui) Giuseppe Picciolo del Pdr per il quale occorre lealtà:  “Abbiamo assistito sinora, in rispettoso silenzio, ad una serie di dichiarazioni che a nostro avviso non fanno per nulla bene alla Sicilia ed ai siciliani – dice -. La tanto invocata verifica politica appare ormai inevitabile per far definitivamente chiarezza su ciò che si vuole fare e con chi lo si vuol fare. Sicilia Futura non credo proprio abbia voglia cimentarsi in questo gioco di rimpasti e rimpastini. Non ci ha mai appassionato nè, credo, ci appassionerà. Non  possiamo comunque pensare di andare avanti così per altri due anni. Serve certamente reciproca chiarezza e lealtà, e rispetto per tutte le forze politiche di governo senza più consentire ad alcuno di mortificare o sminuire il ruolo o la rappresentatività delle singole componenti la attuale maggioranza. Serve una continuità politica nell’azione di governo mai disgiunta da una efficace capacità amministrativa e da un rapporto di armonia con il Governo nazionale. Di fronte a tali presupposti ha un senso governare e completare un programma di riforme che possano consentirci di essere credibili ed autorevoli agli occhi della gente. In caso diverso bisognerà, a mio avviso, essere serenamente consequenziali. La Sicilia ha bisogno oggi più che mai di atti concreti e di una vera pacificazione anche sociale”.

Una dichiarazione palesemente concordata visto che a stretto giro arriva la risposta di Crocetta attraverso non una qualche dettatura ad agenzia di stampa ma con un comunicato ufficiale nel quale, naturalmente, Crocetta ribadisce che le parole di Picciolo a nome del Pdr riportano il dibattito sulla giusta strada: “Ritengo che la verifica politica sia indispensabile – dice Crocetta – partendo dal presupposto che tale verifica passi attraverso un patto di lealtà di fine legislatura tra tutti gli alleati, che porti avanti un processo di riforme serie, per creare lavoro e sviluppo in Sicilia. E’ necessario chiudere il bilancio attraverso un rapporto corretto con Roma; che si concluda la rendicontazione europea entro 31 dicembre 2015 e si avvii la nuova programmazione immediatamente, per dare risposte concrete ai siciliani. Tale patto parte dal presupposto di una coalizione che rifiuti ogni tendenza sfascista del ‘tanto peggio tanto meglio’, con la consapevolezza che il popolo siciliano non può tollerare i giochetti della politica politicante. Coloro i quali partecipano alla verifica devono essere i medesimi che vogliono concludere la legislatura alla sua scadenza naturale per evitare che la Sicilia, in momento difficile, ripiombi nella palude della stagnazione”.

Crocetta si spinge oltre e parla addirittura dei fondi comunitari da spendere per il prossimo programma. “Abbiamo cinque miliardi e mezzo di fondi europei da spendere e sarebbe sciocco bloccare tutto. Abbiamo riforme importanti da fare e sarebbe criminale rinviarle. La sfida che io pongo è di un governo serio, autorevole, politico. Dove politico non vuol dire composto esclusivamente da parlamentari, ma da assessori
espressione delle diverse sensibilità politiche, nel rispetto dell’autonomia di ciascuno. Solo che tale autonomia non può essere un’autonomia contro il presidente o l’autonomia per bloccare tutto. Chi vuole andare al voto, ha il dovere morale di non proporre assessori in giunta e di giocarsi la sua partita. Fa parte del gioco”.

Poi l’avvertimento ed il rimprovero agli alleati “Non si può  avere un  piede dentro e uno fuori, meglio dare un governo serio alla Sicilia, per contribuire a rafforzare l’unita del mio partito e della coalizione con un confronto rispettoso con le opposizioni. Le grandi riforme infatti  non si fanno a  colpi di maggioranza, poichè le istituzioni appartengono a tutti, non solo a chi ha vinto le elezioni. Qualsiasi ragionamento non può prescindere dal fatto che il presidente eletto si chiami Rosario Crocetta, che nella presente legislatura non intende attribuire il suo ruolo a nessun altro. Chi vuole fare il presidente si candidi alle elezioni e dimostri di avere consenso, ma non pretenda di sostituirsi poiché non solo sarebbe antidemocratico, ma tutto ciò non sarà consentito né da me né dai siciliani”

Quindi l’affondo “L’azzeramento che io propongo ha tale finalità, non presuppone né accordi ufficiali né sottobanco per la prossima legislatura, poiché tale valutazione va fatta alle vigilia della scadenza elettorale. Evito di polemizzare con chiunque, però ritengo che non possiamo perdere altro tempo, i siciliani sono stanchi di inutili polemiche, occorre chiudere rapidamente la discussione sul rimpasto perché gli assessori devono avere l’autorevolezza della stabilità e non l’incertezza. In una fase in cui Roma ci chiede di concludere rapidamente la certificazione della programmazione per evitare che vengano penalizzate dall’Europa la Sicilia e l’Italia, non rispondo agli attacchi di coloro che non fanno alcuna proposta di governo, ma pensano soltanto a candidature personali”.

A chi brandisce il voto come  soluzione dice “E’ sciocco pretendere di andare a votare affermando che nella legge di stabilità non ci sono misure per la Sicilia.Coloro che hanno ruoli nazionali devono contribuire a quel confronto, al dialogo. Do la mia disponibilità a chi è pronto a un grande gesto di responsabilità per salvare Sicilia, ma nel caso in cui tale disponibilità non ci fosse, credo che il presidente abbia il dovere e il diritto di dare un governo ai siciliani, tirando dritto per la via delle riforme nel rispetto del contratto stipulato con i siciliani, presentandosi alle elezioni. Il rispetto del popolo siciliano prima di tutto. Tale popolo è rappresentato anche dai partiti, ma chi ha vinto deve governare e non stare sull’Aventino”.

Le tappe sono state tutte consumate, dunque. Ora mancano solo i due o tre giorni prima che Crocetta esca allo scoperto e dica: “Non mi hanno dato i nomi, faccio io la giunta nell’interesse dei siciliani” per poi annunciare i nomi qualche ora dopo e magari sostenere, dopo qualche giorno, che quei nomi sono, in realtà, stati segretamente indicati dai pariti (e in qualche caso è successo).

In casa renziana prosegua la consegna del silenzio. La strategia è parlare poco dopo aver lasciato comprendere chiaramente come stanno le cose nei fatti e nelle dichiarazioni degli ultimi due giorni. In pratica Crocetta cuocia pure nel suo brodo fino alla fine.

Schermaglie a parte Crocetta sembra ormai pronto al suo ennesimo colpo di mano e mercoledì la giunta numero quattro potrebbe vedere la luce e gli assessori di questa tornata potrebbero salite fino a rasentare i 50. Se oggi domani dovessero esserci novità la scelta potrebbe slittare di qualche giorno ma entro la settimana una nuova giunta sembra proprio che vedrà la luce