Pomeriggio di fuoco in assemblea regionale siciliana.di scena l’elezione dei presidenti delle Commissioni permanenti. Si comincia dalla prima ovvero la Commissione affari istituzionali ed è subito bagarre.

Il clima che si respira in Commissione lo si comprende ascoltando lo sfogo del deputato Totò Cordaro del Pid verso Forza Italia che uscendo racconta  “sono stato contattato da tre capigruppo di maggioranza e ciascuno mi ha raccontato un film diverso – dice Cordaro – fra di loro non sono d’accordo su niente. Chi gestisce Pd e Udc sia a Palermo che a Roma dovrebbe vergognarsi. Dovrebbero andarsene tutti a casa”.

Ed in effetti non c’è ‘governo’ della politica e a primo giro appaiono chiare tutte le tensioni interne alla maggioranza. Quindi i componenti della Commissione, 5 voti vanno a Totò Cascio di Sicilia Futura pari merito con Margherita la Rocca Ruvolo dell’Udc e 4 voti per Giovanni Di Giacinto di Megafono Psi e una scheda bianca.

Ecco spiegati i tre capigruppo che non si accordano: Udc, Sicilia Futura e Megafono Psi con il pd che resta in silenzio. A secondo turno i voti del megafono confluiscono su Cascio grazie ad un accordo per lasciare spazio in altra commissione ai megafonini. così cascio ottiene 9 voti e viene eletto presidente mentre La Rocca Ruvolo si ferma a 4. Una resta la bianca mentre stavolta c’è un astenuto.

I lavori continuano per le elezioni dei vice presidenti e del deputato segretario di commissione ma lo scontro si sposta in seconda Commissione, la bilancio, senza presidente sin dalle dimissioni di Nino Dina e gestita, fino ad ieri, da Vincenzo Vinciullo in qualità di vice presidente facente funzioni.Alla fine a spuntarla è proprio Vinciullo nuovo presidente della seconda.

“Mi sforzerò – ha subito commentato Vinciullo – di essere un Presidente di assoluta garanzia nei confronti di tutti i partiti e, soprattutto, dei cittadini che i partiti rappresentano”.

In terza un Pd, Bruno Marziano, lascia il posto ad un altro Pd ma di corrente diversa e presidente viene eletto Giuseppe Laccoto con qualche tensione in meno ma non si tratta, comunque, di una elezione ‘liscia’.

Meno battaglia in quarta commissione dove passa la piddina Mariella Maggio e si intravede già la chiara intenzione della maggioranza di non lasciare alcuno spazio alle opposizioni. La Maggio a territorio e ambiente è uno schiaffo in faccia chiaro ai 5 stelle che l’avevano presieduta fino a ieri con Trizzino.

In quinta Commissione, Cultura, Formazione e Lavoro, tocca ancora a Sicilia Futura. il presidente è Marcello Greco, per il quale si tratta di una conferma avvenuta per un solo voto a scapito, ancora una volta, di Margherita la Rocca Ruvolo sconfitta due volte su due dalla sua stessa maggioranza. Intanto cresce l’insofferenza grillina.

Confermato Pippo Digiacomo, del Pd, alla guida della sesta commissione Sanità dell’Ars. Digiacomo, presidente uscente, ha ottenuto 13 voti alla prima votazione. Edgardo Bandiera (Fi) ha ottenuto 2 preferenze.

Concetta Raia, anche lei del Pd, è stata eletta presidente della commissione Ue dell’Ars. Raia è stata eletta alla prima votazione con 9 preferenze, superando Francesco Cascio (Ncd) che ha ricevuto 4 voti e Claudia La Rocca (M5S) che ha ottenuto 2 voti.

I 5 stelle restano quindi senza alcun ruolo in assemblea avendo perso la quarta e non ottenuto la quinta e non avendo più da tempo il vice presidente dell’Ars fin dall’addio al movimento di Antonio Venturino e non essendo riusciti a conquistare il posto rimasto libero dopo l’addio di pogliese e andato, anche quello, a un uomo della maggioranza piglia tutto: Giuseppe Lupo.

Il clima non appara certamente dei migliori. E intanto scoppia il caso anche dentro il Megafono Psi. “E’ giunto il momento di uscire fuori da ogni ambiguità tra Megafono e Psi-Pse – dice Antonio Venturino -. All’interno del gruppo che abbiamo creato a Palazzo dei Normanni i compagni deputati che hanno deciso di aderire al partito, guidato dal segretario nazionale Riccardo Nencini, in tempi brevi sono chiamati alla condivisione attraverso il regolare tesseramento e a fare una scelta chiara”.

“Non ho mai partecipato ad assemblee del Megafono, – continua – non ho mai condiviso il progetto e la politica del Megafono e purtroppo negli ultimi tempi il mio nome è stato impropriamente associato al Megafono. Le mie idee di ‘Rivoluzione’  e socialismo sono profondamente diverse da quelle che hanno caratterizzato il governatore Rosario Crocetta”.