Antenna Sicilia, la storica tv privata legata al quotidiano La Sicilia che ha esordito nel 1979 con Pippo Baudo, entro i prossimi 75 giorni rinuncerà completamente all’informazione e all’intrattenimento con il taglio di 16 posti di lavoro tra tecnici e giornalisti, per altro senza stipendio già da alcuni mesi. La decisione è stata comunicata ai dipendenti dall’azienda che ha provveduto all’avvio della procedura di mobilità. Ovvero al licenziamento.

Duro il commento del segretario di Assostampa Catania, Daniele Lo Porto che ricorda quanto avvenuto due anni fa con i primi tagli e punta il dito contro la proprietà “senza essere in grado di proporre almeno una traccia di piano industriale, una sola idea di rilancio o di tentativo di frenare la corsa verso il baratro, una ipotesi anche misera di tutelare i lavoratori e la stessa <mission> dell’azienda, ovvero l’informazione professionale e l’intrattenimento di qualità”.

Lo Porto ritene “inaccettabile l’assenza di un qualsiasi confronto con i sindacati che verranno convocati senza offrire loro alcuna possibilità di negoziato per cercare di salvare i posti di lavoro, ma solo per prendere atto di una decisione già presa da una dirigenza dimostratasi mediocre e protagonista di scelte industriali e organizzative incomprensibili”.

Nella nota si ricorda anche la recente chiusura di Telejonica-Telesiciliacolor e la grave situazione a Telecolor (17 i licenziamenti annunciati poche settimane fa), così “l’Associazione siciliana della Stampa propone alle forze sociali e politiche della città e della Regione una mobilitazione forte e convinta contro un progetto di dismissione industriale che di fatto cancellerà l’informazione televisiva in buona parte della Sicilia e su Catania in particolare, sancendo di fatto il totale fallimento di una politica industriale basata sulla incapacità di gestione del monopolio televisivo locale”.

È amaro il  commento di Rosaria Rotolo, segretaria generale della Cisl di Catania, e di Antonio D’Amico, segretario generale della Fistel etnea, dopo aver saputo della prossima procedura di mobilità nel gruppo Ciancio: “Si tratta dell’ultimo colpo mortale inferto al mondo dell’editoria e dell’informazione catanese. Una morte annunciata da molto tempo, specialmente dopo la chiusura della testata di Telejonica e i licenziamenti a Telecolor. Ma anche il segno di mancanza di vere politiche di sviluppo in Sicilia”.

“È la fine di un impero – aggiungono – caduto così come altri, trascinando con sé posti di lavoro e famiglie. È un ulteriore impoverimento per il territorio etneo, che già sta scontando gli effetti di una lunga crisi che ha devastato altri settori fondamentali per l’economia locale”.

“C’è il rischio che si disperdano altre competenze del settore – continuano – che altri disoccupati si aggiungano al dramma di centinaia di posti di lavoro perduti in questi anni. Rischia di chiudere un’azienda, un gruppo storico arricchitosi negli anni che sembra non avere alcuna responsabilità sociale nei confronti di tante persone che vi hanno lavorato con dedizione e professionalità. Lavoratori, tecnici, professionisti ai quali adesso viene comunicato il ben servito e così messi alla porta!”

“Non possiamo che denunciare – concludono Rotolo e D’Amico – la miope capacità imprenditoriale che non ha saputo cogliere le sfide del cambiamento e non ha saputo né voluto innovarsi per traguardare la crisi. Ma dobbiamo anche denunciare come negli ultimi anni, in Sicilia, siano mancate vere politiche di sviluppo, in questo e in altri settori fondamentali per la ripresa dell’economia locale. E troppi, nella politica siciliana e locale, sono impegnati in altro mentre il lavoro produttivo crolla”.