Soldi che vanno, soldi che vengono ma soprattutto conti che non tornano mai. Tornano, invece, ballerine le cifre della finanziaria bis in Sicilia. Bloccato da mesi, il documento finanziario della Regione che doveva servire a rimettere ordine nei conti della Sicilia, approderà domani mattina in Commissione bilancio. Sarà lo stesso documento che era stato predisposto dall’assessore Luca Bianchi e che in discussione non è mai arrivato ed il Presidente della regione assicura che entro aprile ci sarà la norma.

La lunga e complessa sessione finanziaria in Commissione inizierà alle 10 e di guai dovrà affrontarne tanti. Nonostante le valutazioni ottimistiche del presidente della Regione, infatti, da Roma è arrivata l’ennesima doccia fredda. Le 80 euro in più in busta paga promesse da Renzi agli italiani costeranno nuovi tagli alle regioni ed agli enti locali e dunque ai servizi e un irrigidimento del patto di stabilità

Alla Sicilia il decreto Irpef di Renzi costerà da 70 ad 80 milioni di euro di nuovi tagli, risorse che bisognerà recuperare in finanziaria bis. La stretta sul patto di stabilità, inoltre, sarà tale da costringere ad accantonare altri 120/130 milioni di euro.

Per affrontare tutto questo si è appena conclusa a Palazzo d’Orleans, una riunione congiunta tra il presidente Crocetta, l’assessore all’Economia, Agnello,l’assessore alla Salute, Borsellino, con la partecipazione dei direttori e degli staff tecnici. Nel corso dell’incontro è stato analizzato l’impatto sul bilancio della Regione proprio del nuovo dl del governo nazionale, relativo al contenimento spesa. L’incidenza valutata dall’assessorato all’Economia è complessivamente di 67 milioni di euro, destinati a un fondo di garanzia di rispetto del patto di stabilità e non dunque 140 o 200 milioni, come riportato da alcuni organi di stampa.

“La situazione è totalmente governabile – dice Crocetta – e non implicherà penalizzazioni per i lavoratori, per le imprese e per poveri, ma verrà gestita con tagli ulteriori di sprechi. In particolare si è pensato di anticipare gli obiettivi di tagli in materia di sanità relativamente ai farmaci e ai costi dei servizi,  già prevedibili per circa 300 milioni. Il governo intende anticipare già prima del consuntivo di spesa, l’obiettivo di taglio di 75 milioni sulle spese regionali, e 75 sui fondi nazionali. In questo modo – conclude il presidente –  si risparmia con la lotta agli sprechi e si fa risparmiare anche lo Stato, segno di una Regione che vuole mettere a posto i conti e fare spending review senza macelleria sociale”.

Crocetta fa sapere che “nel corso dell’incontro sono stati sbloccati inoltre 7 milioni per i consorzi di bonifica che permetteranno di pagare i lavoratori”.

Ma la situazione appare un poco più complessa di come la si vuole rappresentare. I conti sono presto fatti. Gli articoli impugnati dal Commissario dello Stato valevano circa 570 milioni di euro. Di questi 270 restano accantonati per effetto proprio dell’impugnativa mentre sono svincolabili, in base alle misure previste dal ddl Bianchi, circa 300 milioni necessari a pagare gli stipendi per 30 mila persone che lavorano negli enti para regionali e per altre misure indispensabili.

Se a questi si sottraggono i nuovi tagli e i nuovi accantonamenti, restano disponibili sono 100 milioni. La soluzione del governo passa attraverso l’uso degli accantonamenti precedenti a garanzia anche del nuovo vincolo di stabilità ma occorre vedere se il Commissario dello stato lascerà passare questa impostazione di legge.

C’è, poi, il giallo degli introiti Iva. valutati in 80 milioni, poi ridotti a 45, adesso tornano ad essere valutati 85 milioni di euro. c’è perfino un emendamento di Vincenzo Vinciullo di Ncd che propone di destinare il surplus al finanziamento di quanto manca per l’impiego degli stagionali forestali ma probabilmente, se questi soldi esistono davvero, dovranno essere inseriti fra i nuovi accantonmamenti

Intanto sono giunti una decina di sub emendamenti (quasi tutti 5 stelle) al ddl pagamenti che andrà in aula domani pomeriggio a partire dalle 16. Puntano a riportare all’origine il disegno di legge cancellando la maggior parte delle modifiche fatte in commissione bilancio e salvando solo l’abbattimento del tasso d’interesse.

mav