“Non ritengo opportuno il metodo che ha portato alla composizione del nuovo CdA Gesap, al di là delle scelte e delle riconferme che possono essere senz’altro valide e di spessore per il profilo personale e professionale di ciascuno dei componenti”.

E’ quanto afferma la Presidente di Confcommercio Palermo, Patrizia Di Dio che apre, così, la danza delle polemiche sulla scelta del nuovo CdA Gesap (leggi qui la nomina del Cda) . Polemiche destinate a durare visto che circolano già voci di una ingerenza forte da parte della regione nelle scelte che sono state operate attraverso la provincia, socio commissariato, e la Camera di Commercio, parimenti socio commissariato.

“Questo perché la Camera di Commercio di Palermo, proprietaria del 23% di quote societarie – dice la Di Dio -, con questa procedura viene di fatto esautorata della sua rappresentanza. Sarebbe stato opportuno, invece, che, fino a ottobre, data presunta della ricostituzione degli organi della Camera, al momento commissariata dalla Regione, le funzioni in seno al CdA Gesap fossero state rivestite dall’attuale Commissario straordinario”.

“E questo per far sì che, contestualmente alla scadenza del mandato del Commissario, venisse meno anche il componente nel Cda in quota alla Camera di Commercio al fine di consentire una successiva nomina da parte dei ricostituiti Organi camerali”.

“Sarebbe stata certamente percepita – aggiunge la Di Dio – come scelta “di garanzia” a salvaguardia dei diritti spettanti alla costituenda Giunta camerale ai sensi dello Statuto della Camera”.

“Al contrario – continua la Di Dio –, la nomina di un soggetto terzo, individuato intuitu personae dal Commissario, destinato a restare in carica per l’intero triennio previsto dallo statuto della GES.A.P., oltre a non apparire in linea con gli scopi del commissariamento e di rispetto dei diritti della futura Giunta camerale, appare anche contrario allo spirito dello Statuto della GES.A.P., la cui governance è strutturata in modo tale da garantire l’equilibrio della rappresentanza dei soci nel c.d.a.”.

“In tal modo, infatti, la Regione siciliana oltre ai due rappresentanti della commissariata Provincia di Palermo – sottolinea la Di Dio -, individua indirettamente, attraverso il Commissario della Camera, un ulteriore rappresentante nell’organo amministrativo, con conseguente evidente alterazione degli equilibri statutari e lesione dei diritti delle minoranze”.

“Per noi si tratta di una questione di metodo – conclude la Di Dio -, perché va garantita la rappresentanza delle imprese in quella che è non solo la prima azienda della provincia di Palermo, ma anche realtà strategica per lo sviluppo dell’economia e del territorio”.

Le osservazioni, per certi versi perfino ovvie, della Di Dio, non fanno altro che confermare il sospetto agitato fin da subiito ovvero che la Reghione si stesse inserendo nel processo per posizionare i propri uomini approfittando della situazione pur senza avere una azione o un eurpo di partecipazione nella società.

E dubbi arrivano anche sulla scelta di Tommaso Dragotto. certamente imprenditore di successo attraverso la sua Sicily by Car  ma che sembra abbia estremamente vicino, o addirittura consulente, un fedelissimo di Crocetta, vicenda che crea ulteriori sospetti sull’ingerenza Crocettiana in queste scelte. Vox populi, vox dei, ma i fatti sono un’aaltra cosa