C’è attesa per la sentenza del processo per la morte Roberto Grasso, 27 anni, deceduto all’ospedale Cannizzaro dopo alcuni giorni di agonia, dopo essere stato colpito da un proiettile sparato da un agricoltore di 71 anni che lo trovò nel suo fondo di “Puntalazzo” a Mascali.

La Corte d’Assise di Catania oggi si pronuncerà per capire se quella sera fu legittima difesa, oppure un eccesso colposo nell’utilizzo delle armi e dunque un reato più grave.

La storia dell’agricoltore di Puntalazzo, per certi versi assomiglia molto a quella pensionato di Vaprio d’Adda a Milano che ha fatto fuoco contro il ladro che si era introdotto per derubarlo nella sua stanza da letto, dopo avere subito diverse rapine.

Un fatto che ha diviso l’opinione pubblica, ma sono in molti coloro che si sono schierati al fianco dell’uomo, rivendicando una sicurezza che in molte parti delle metropoli ormai è sempre più precaria.

Anche l’agricoltore di “Puntalazzo” era esasperato per avere subito diverse visite indesiderate nella sua casa di campagna e anche lui come l’imprenditore in pensione di Milano si era munito di una pistola per difendersi.

La procura ha ipotizzato il reato di omicidio volontario, tanto che il pm ha chiesto una condanna a 21 anni. La difesa sostenuta dall’avvocato Giuseppe Lipera, invece, così come chiede a gran voce l’opinione pubblica, invoca l’assoluzione per legittima difesa.

Recentemente la legge sulla legittima difesa è cambiata, nel 2013 non era ancora in vigore. Ma in tanti adesso sono dalla parte delle vittime che impugnano una pistola per garantire la sicurezza della propria abitazione o dei propri beni.