Andrea Bajani nasce a Roma nel 1975. A 27 anni, ormai residente nell’esoterica Torino, pubblica il libro “Morto un papa” che sarà il primo della lunga serie di capolavori che lo renderanno uno dei migliori scrittori italiani di oggi. Finalmente quest’anno ritorna in libreria con Ogni promessa edito da Einaudi.

“Ogni promessa” è un romanzo tagliente ma anche fresco, in cui l’autore seziona l’anima di ogni personaggio facendola parte di sé e favorendo così al lettore ogni sfumatura delle passioni umane.

Durante 4 incontri in Sicilia ( 2 dicembre ore 18.30 – Siracusa, libreria Biblios Café – 3 dicembre ore 18.30 Catania, libreria Tertulia – 4 dicembre ore 19 Trapani Centro di aggregazione giovanile Casa Nostra) l’autore presenterà al pubblico l’opera che ha affascinato critica e lettori.

Il primo incontro si è tenuto ieri alla libreria Kalhesa a Palermo, regalandoci la possibilità di rubare allo scrittore qualche curiosità.

Come è nato il suo amore per la scrittura?

È nato scrivendo poesie quando avevo 13 anni; è nato più che altro dall’imitazione: mi piacevano i poeti, mio padre scriveva poesie, trovavo che le canzoni fossero una buona via di mezzo fra la poesia e qualcosa che mi toccava profondamente e poi da lì sono passato alla prosa. È nato dalla voglia di provare a dire quello che sentivo confusamente ma che non riuscivo a mettere a fuoco.

A proposito di “Promesse”, quali sono quelle che rivolge al suo pubblico di lettori?

La promessa che sarò onesto in quello che scriverò. Questa è la più grande promessa che secondo me uno scrittore può e deve fare ai suoi lettori: quello che egli dice è vero.

Per quale ragione ha scelto per il suo libro il titolo ‘Ogni Promessa’?

Perché le promesse sono anzitutto la dichiarazione di esistenza del futuro in una società che invece lo elimina, fa finta che non esista, e poi perché le promesse sono l’assunzione di responsabilità. Se tu fai una promessa t’impegni a fare qualcosa.

Cosa consiglia agli esordienti, a quegli scrittori che cercano di emergere in questo periodo di crisi?

Di non cercare di emergere, cercare di essere radicali con se stessi e tentare di scrivere cose che gli somiglino: è l’unico metro che si può consigliare a uno che prova a scrivere. Provare a scrivere cose che ti somiglino.

Tra i romanzi che ha scritto ce n’è uno a cui è particolarmente legato?

“Se consideri le colpe” e “Ogni promessa” sono quelli a cui sono più legato. Perché sono dei libri in cui non ho fatto sconti a me stesso, sono andato fino in fondo. Quindi mi hanno cambiato mentre li scrivevo.

Quale è stato l’input da cui è scaturito il suo ultimo romanzo, “Ogni promessa”?

Da un dubbio: mi sembra che oggi le persone parlino tantissimo senza dirsi niente e quindi che oggi le cose più ingombranti siano quelle che le persone non si dicono. Oggi si parla tantissimo fra le persone ma non ci si dicono le cose importanti, e quelli sono segreti che ci si tiene e che poi rovinano tutto.

Il protagonista della sua storia parte alla scoperta di una guerra che non è la sua, quanto pensa che sia importante per noi giovani andare alla ricerca della storia della nostra Italia?

È importantissimo rendersi conto che esiste il passato e che se noi ci poniamo il problema che arriviamo da qualche parte non possiamo neppure concepire il futuro, oggi in Italia esiste solo il presente. Siamo ammalati di ‘presentismo’ che è anche un altro modo di avere paura del futuro. Invece il passato ha bisogno di essere riscoperto e trattato con rispetto.

Intervista di Matteo Amodeo