Un vero e proprio dossier contenente le “ombre nella gestione dei beni confiscati alla mafia” e presunte
“anomalie nelle amministrazioni giudiziarie” è stato preparato dalla Commissione parlamentare antimafia dell’Assemblea regionale siciliana.

A darne notizia è il Presidente della Commissione antimafia Nello Musumeci, a margine dell”audizione del direttore dell’Agenzia dei beni confiscati Umberto Postiglione. “In alcuni casi abbiamo ricevuto denunce di vere e proprie incompatibilità – dice ancora Musumeci – Situazione preoccupanti, in alcuni casi anche la eccessiva concentrazione di incarichi nelle mani di un solo amministratore, o il tentativo di favorire società riconducibili a parenti di amministratori giudiziari. Denunce allarmanti”.

“Dopo avere completato le trascrizioni di queste denunce – ha annunciato ancora il Presidente dell’Antimafia, Nello Musumeci – naturalmente provvederemo a trasmettere il documento anche all’Autorità giudiziaria”.

Stiamo elaborando, insieme con la commissione Lavoro dell’Ars, una proposta di modifica della legge nazionale vigente – ha concluso Musumeci – ponendo particolare attenzione a due problemi: la tutela dei dipendenti di quelle aziende che spesso chiudono dopo la confisca; il patrimonio di edilizia abitativa da destinare, a nostro avviso, alle famiglie indigenti e alle Forze dell’ordine piuttosto che restare inutilizzato e in completo abbandono”.

Ancora stamane il vicepresidente della Commissione lavoro, Mariella Maggio, durante l’incontro della Commissione Antimafia con il prefetto Umberto Postiglione, ha avanzato la richiesta di “una riunione congiunta della Commissione Antimafia e della Commissione Lavoro per verificare se il governo regionale, insieme all’agenzia nazionale dei Beni confiscati, si possa attivare ponendo in essere una forte azione propositiva nei confronti degli istituti di credito. Un’azione che miri, essenzialmente, a far sì che questi ultimi rendano possibile per le aziende confiscate, e quindi in fase di riorganizzazione della propria attività nella legalità, la continuità di accesso al credito”.

“L’obiettivo è dimostrare come attraverso la gestione legale dei beni confiscati si possono mantenere sia la qualità produttiva delle aziende sia la tutela dei lavoratori, in attesa che a livello nazionale si definiscano le nuove regole per le gestioni commissariali dei beni confiscati (è ancora all’esame della Commissione Giustizia della Camera il ddl di iniziativa popolare numero 1138 presentato il 13 giugno del 2013) – ha spiegato il deputato Pd -, considerato che uno dei problemi principali che si evidenzia nella gestione di tali beni è la mancanza di risorse, che si dovrebbe risolvere mediante la costituzione di un fondo di rotazione da cui attingere per impedire che le aziende e le attività confiscate chiudano i battenti, con le conseguenti ricadute negative sui lavoratori”.

“Il ddl 1138 – ha aggiunto Maggio – contiene inoltre tre punti per me fondamentali: l’estensione degli ammortizzatori sociali ai lavoratori, indipendentemente dalla tipologia delle aziende e dal numero dei loro addetti; il lavoro in sinergia perché i tempi delle soluzioni operative in questo campo siano più celeri; una cosiddetta long list degli amministratori giudiziari, che devono avere determinate caratteristiche, tali da non ridurli a meri commissari liquidatori. E’ fondamentale che la confisca e l’assegnazione – conclude il deputato Pd -, lo ribadisco, non equivalgano a perdita di posti di lavoro. Non può consolidarsi, infatti, il paradosso che lo Stato che gestisce i beni non sia in grado di farli divenire modello di legalità economica garantendo l’attività e i lavoratori coinvolti”.