Una famiglia votata al crimine con tanti lutti quella di Massimiliano Daniele Di Pietro, 29 anni trucidato sotto casa, in viale Bummacaro nove, a Librino, il quartiere dove lui e i suoi fratelli avevano trovato casa dopo avere lasciato l’Antico corso e San Cristoforo, il cuore della città dove non si contavano le amicizie pericolose prima con il gruppo dei cursoti milanesi e poi con il clan Pillera Cappello.

Massimiliano Di Pietro da sempre (forse è questo il motivo che gli è costato la vita) era nel mondo della droga: a soli 21 anni venne arrestato il 10 settembre del 1996 in un blitz della squadra mobile per associazione mafiosa finalizzata al traffico degli stupefacenti contro un gruppo che allora gestiva un vasto traffico di eroina e marijuana a Catania comprata a Reggio Calabria. Per gli investigatori a Capitanare il gruppo vi era Salvatore Vittorio. Il blitz della polizia contro i trafficanti di droga – rivelarono gli investigatori della polizia – presero spunto dall’omicidio di Angelo Di Pietro (aveva 25 anni), fratello di Massimiliano assassinato l’estate prima (siamo nel 1995) nel villaggio turistico ‘Delfino’ a Vaccarizzo alle porte di Catania.

Angelo Di Pietro fu ucciso da un solo colpo di pistola sparato da distanza ravvicinata alla tempia nell’ospedale Vittorio Emanuele, (lo stesso in cui è morto Massimiliano) in cui venne abbandonato assieme a Giulio Macr’ di 41 anni, quest’ultimo ferito al volto al torace e alla schiena. Angelo Di Pietro venne ucciso durante una sparatoria in quella villetta che vide coinvolti oltre a Magrì altre due persone, tutti ‘cappelliani’ con precedenti penali: Antonino Di Mauro, di 38 anni, ferito da un proiettile a una spalla, e Maurizio Galletta, di 30, ferito alla mano da un’ arma da taglio.

Gli investigatori allora ricostruirono la dinamica e il movente dell’ omicidio di Angelo Di Pietro che sarebbe scaturito al culmine di un litigio durante una riunione ”chiarificatrice” tra esponenti di uno stesso gruppo criminale. In particolare venne appurato che Di Pietro, Macrì e Di Mauro, indicati come vicini al clan mafioso Cappello, si recarono nel villaggio ‘Delfino’ per chiedere a Galletta di utilizzare un’abitazione disabitata come loro nascondiglio. Alla risposta negativa del custode sarebbe nata una violenta lite al culmine della quale Galletta avrebbe sparato numerosi colpi di pistola uccidendo Di Pietro e ferendo Macrì e Di Mauro.

Fu una vera e propria esecuzione, invece, l’11 settembre del 2001 l’omicidio di Orazio Di Pietro, fratello di Massimiliano trucidato oggi e Angelo ucciso l’estate del 1995. Di Pietro come il fratello Massimiliano era alla guida di uno scooter in via Barcellona quasi all’angolo con via Madonna delle Salette quando venne avvicinato e ucciso con due colpi di pistola alla testa sparati da distanza ravvicinata.

Anche lui era un militante del clan Cappello, indagato per mafia nelle operazioni Delfino e Cuspide, si ‘dedicava’ allo spaccio di droga. Gli investigatori in quella occasione raccontarono i particolari dell’arresto di Orazio Di Pietro avvenuto nel 1999: in regione di detenzione domiciliare al civico 8 di viale Bummacaro (Massimiliano è stato ucciso dinanzi al civico 9) spacciava marijuana e dalla sua casa prendendo le ‘ordinazioni’ dal balcone e lanciando le dosi dal quarto piano.