Un paio di stubb, il guanto di paraffina per verificare la manipolazione di armi ad alcuni personaggi della criminalità mafiosa catanese e una certezza: Massimiliano Daniele Di Pietro, 39 anni, trucidato ieri sotto casa a Librino è stato eliminato in maniera esemplare per una questione di droga.

E qui le ipotesi di lavoro degli investigatori si raddoppiano: una grossa partita di droga non pagata, oppure un consistente ammanco di denaro. Ecco perché i carabinieri in fretta e furia hanno compiuto, la notte scorsa, gli stubb: le persone sottoposte all’analisi potrebbero essere le stesse con le quali Di Pietro aveva rapporti di ‘lavoro’, con le quali si intratteneva e faceva affari. Tra queste potrebbero esserci esponenti di un grosso gruppo mafioso di Librino che in passato hanno gestito il traffico degli stupefacenti.

Per capire di più i carabinieri guidati dal sostituto procuratore distrettuale Marisa Scavo stanno analizzando la storia criminale di Massimiliano Di Pietro che è strettamente collegata con quella dei suoi due fratelli Angelo e Orazio, caduti entrambi in agguati mafiosi rispettivamente l’estate del 1995 e a settembre del 2001.

I Di Pietro infatti nel tempo sono stati degli “specializzati” nel campo della droga, un tempo contigui con esponenti del clan Pillera-Cappello, sono poi confluiti nel gruppo degli Sciuto Tigna per poi diventare un gruppetto a se stante, specializzato, appunto, nel traffico della droga che loro acquistavano in grandi quantità e che poi cedevano ad altri trafficanti tra il centro di Catania e la provincia.

Massimiliano, dopo l’eliminazione dei suoi fratelli e il trasferimento in viale Bummacaro a Librino era cresciuto sotto il profilo criminale: aveva assunto un ruolo per nulla secondario riuscendo ad imbastire legami con molti altri trafficanti.

Al momento sembra essere del tutto esclusa l’ipotesi della vendetta per le morti dei suoi fratelli Angelo e Orazio. Il primo fu assassinato al villaggio Delfino a Vaccarizzo durante una lite con altri esponenti criminali che gli avevano negato un nascondiglio in un casa disabitata del villaggio. Orazio Di Pietro, fu giustiziato con un colpo di pistola sparato alla tempia tra via Barcellona e via Madonna delle Salette: anche in questo caso si parlò di contrasti nel mondo della droga: Orazio spacciava a Librino, prendeva le ordinazione dal balcone di casa e lanciava la marijuana dal quarto piano. A pochi metri dal luogo dove ieri pomeriggio due sicari hanno inseguito e trucidato suo fratello Massimiliano.