Si chiama Padre Miguel Pertini, 44 anni, ed è un lontano nipote del presidente della Repubblica più amato dagli italiani. Sacerdote italo-argentino, proprio come Papa Bergoglio, anche lui venuto dalla ”fine del mondo” per fare il missionario in uno dei quartieri simbolo del degrado e dell’illegalità, lo Zen di Palermo. ”Non si sceglie dove nascere, ma non è detto che le culle peggiori non siano in grado di dare i migliori frutti”, spiega padre Miguel.

La sua parrocchia a San Filippo Neri, come si chiama in realtà il rione, conta oltre 37mila anime, quanto una città.  In quel cognome il segno delle sue radici italiane. ”Sandro Pertini era cugino di mio nonno Alfredo. Ho ammirato il suo stile di vita essenziale e la sua tenacia nel portare avanti un ideale – racconta – la sua spontaneità nell’esultare in piedi, a Madrid, per la vittoria ai mondiali di Calcio del 1982 e allo stesso tempo la capacità di battere i pugni sul tavolo quando è stato necessario. Pochi come lui hanno saputo tenere unita una nazione in tempi violenti e di grande disgregazione”.

E se il presidente Pertini diceva che ”i giovani non hanno bisogno di prediche, ma di esempi di onesta’ e coerenza”, padre Miguel, anche rifacendosi alla sua esperienza di parroco allo Zen, ripete che ”senza esempi concreti non c’è possibilità di redenzione”.