Bijou Furaha Nzirirane, 38 anni, nata a Bukavu, nella Repubblica democratica del Congo, è la nuova responsabile provinciale dei migranti della Cgil di Palermo. A Palermo da 16 anni, è laureata in Agraria. Ha iniziato la sua collaborazione con la Cgil un anno fa: ha lavorato al Nidil (nuove identità lavorative) e al Sol (sportello orientamento lavoro). Adesso il nuovo incarico:a nominarla anche il referente nazionale per l’immigrazione della Cgil, Kurosh Danesh.

Il Centro lavoratori stranieri della Cgil di Palermo si chiamerà d’ora in poi Sportello migranti. E’ aperto a tutti, alle donne, ai ragazzi, agli studenti, ai richiedenti asilo, a chi perde il permesso di soggiorno, ai giovani che sono alla ricerca di lavoro – annuncia Bijou Nzirirane, che prende il posto di Zaher Darwish – All’Inca, al Caf, al Sol ma anche alla Flai e alla Filcams, la categorie dell’agricoltura e del commercio, ci stiamo attrezzando per allargare la nostra accoglienza e creare un sistema per dare risposte in tutti i campi. Sarà presto un servizio diffuso in tutte quelle categorie che possono offrire risposte concrete: non deve esistere più un ufficio a parte per i migranti, tranne che per vertenze particolari. Ma i migranti alla Cgil devono sentirsi a casa e considerarsi parte di tutte le categorie. Apriamo le porte a tutte le comunità presenti a Palermo, alla Cgil non facciamo distinzione, non esistono per noi tipologie di migranti”.

“La Cgil – aggiunge la nuova responsabile – deve essere sentita sempre più come punto di unione tra gli immigrati e le istituzioni, dobbiamo essere in grado di fare nuove proposte e di risolvere i problemi che la legge Bossi-Fini lascia aperti. Come si fa per la contrattazione con le aziende, così dobbiamo fare per i migranti”.

Bijou Furaha Nzirirane, quinta di 13 figli, padre ingegnere meccanico e madre ex maestra, è mamma di un bimbo di quasi 4 anni che si chiama Samuri. Ha lasciato la sua terra durante la seconda guerra del Congo. Era iscritta in Farmacia all’università di Kinshasa, la capitale. Un sacerdote congolese, Rigobert Minani, che era stato il suo insegnante di religione, le propone di venire a studiare a Palermo.

“Padre Minani lavorava a Palermo con padre Cosimo Scordato – racconta – Lo conoscevo per aver frequentato la scuola dei gesuiti: lì aveva formato con noi studenti un gruppo di formazione per le tematiche della democrazia e dell’accoglienza in Africa. C’era la dittatura e durante quella terribile guerra non potevo nemmeno tornare a casa a Bukavu a trovare i miei. Così decisi di accettare il suo invito”.

A Palermo arriva con un visto di studio e si iscrive alla facoltà di Agraria. Si laurea nel 2008. E’ stata per tre anni presidente dell’associazione studenti stranieri dell’Università di Palermo. “Quando ho iniziato io, nel 2000 – ricorda – all’università di Palermo eravamo appena una ventina. Adesso ci sono circa 500 studenti di diverse nazionalità.”.

Al primo anno di Università usufruisce di un sostegno economico dell’Ordine dei dottori agronomi. Nel frattempo alloggia al centro San Saverio di Cosimo Scordato. Dopo la laurea fa un dottorato di ricerca all’Università. Collabora col centro ascolto del centro Astalli. E per 5 anni lavora come interprete nella commissione territoriale della Prefettura per i richiedenti asilo.