I carabinieri del Ros hanno eseguito un decreto di confisca, emesso dal Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione su richiesta della Procura Distrettuale nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Ferrante e del collaboratore di giustizia Francesco Franzese, in passato reggente della famiglia di Partanna-Mondello.

Il valore dei beni è di 10 milioni di euro. Sono costituiti dall’intero capitale sociale di due società edili con sede a Palermo, la F.G. Riuniti srl e la Fin.Ma. srl. Sono state confiscate anche partecipazioni societarie, immobili a Carini (Pa), rapporti bancari e polizze vita. Giuseppe Ferrante, secondo i carabinieri del Ros, avrebbe costruito la sua fortuna con l’appoggio di esponenti mafiosi.

L’imprenditore avrebbe avuto come socio occulto Francesco Franzese che avrebbe agevolato l’acquisto di terreni a prezzi vantaggiosi. Il collaboratore di giustizia era stato assunto come capocantiere da Ferrante. Un modo per nascondere il ruolo rivestito nella società e per consentire all’imprenditore di potersi recare fuori dal territorio comunale di Palermo dove era confinato dall’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.

Franzese quando era latitante aveva lasciato un’ingente somma di denaro che, almeno in parte, proveniva direttamente dalla cassa dell’organizzazione mafiosa. Il costruttore era stato legato a Eugenio Rizzuto all’epoca reggente del mandamento della Noce, poia Giovanni Galatolo, nipote del noto Vincenzo Galatolo già capo della famiglia dell’Acquasanta, e – dopo la cattura Franzese – si era avvicinato a Giuseppe Biondino 38 anni appartenente alla famiglia di San Lorenzo nonché figlio di Salvatore Biondino già capo dell’omonimo mandamento e autista di Riina Salvatore all’atto della cattura.

Il ruolo di Giuseppe Ferrante è stato ricostruito dai collaboratori di giustizia Manuel Pasta, Andrea Bonaccorso e Antonino Nuccio.