Palermo capitale dei diritti umani. Prende ufficialmente il via il Pride nazionale 2013, il più a Sud d’Europa. Non sarà soltanto la festa dell’orgoglio omosessuale bensì la rivendicazione di ogni diritto negato. Perché “I diritti LGBT sono diritti umani”, questo il titolo del convegno di apertura della manifestazione, inaugurata dalla presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini e dalla ministra alle Pari Opportunità, Josefa Idem che nel suo intervento ha parlato degli strumenti legislativi a sostegno dei diritti, puntualizzando, in maniera assai diplomatica, in merito alle polemiche avanzate da alcuni rappresentanti di governo – vedi il senatore Carlo Giovanardi e il pidiellino vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri – sulla sua partecipazione al Pride di Palermo.

“Non vedo – ha detto la ministra – che male c’è a dimostrarsi orgogliosi di se stessi. Ogni azione che tende a isolare o a mettere all’angolo alcune parti della società rinnega ogni idea di progresso e sviluppo. Alla richiesta di contrasto alla violenza la politica deve dare risposte in tempi rapidi. Ho deciso di essere qui per portare il segnale di attenzione del Parlamento a legittime richieste della società che non possono essere più sottovalutate o sottaciute”.

Quartier generale del Pride 2013 i Cantieri Culturali alla Zisa, uno spazio di oltre 70mila metri quadrati nel cuore di Palermo, che con la recente istituzione del registro delle unioni civili si appresta a riscrivere una nuova pagina del concetto di cittadinanza.

Un traguardo di cui va molto fiero il sindaco Leoluca Orlando, che ha ribadito l’idea di “Palermo mosaico delle diversità”. Per il primo cittadino il Pride è uno dei tasselli verso la candidatura di Palermo a Capitale europea della Cultura nel 2019.

“La nostra città – ha commentato – non è solo mare, sole e monumenti ma è anche luogo di libertà e uguaglianza; luogo di affermazione e promozione di diritti.”

Dieci giorni di incontri, dibattiti, spettacoli e mostre, sino alla grande parata del 22 giugno per le strade di Palermo. “O si è felici o si è complici”, questo uno degli slogan del Palermo Pride. Sono le parole di Nino Gennaro, compianto poeta corleonese tra i fondatori del primo circolo Arcigay che vide la luce a Palermo nel 1980. Proprio dal capoluogo siciliano, parte una grande mobilitazione contro ogni forma di discriminazione.

Incisive le parole della Boldrini che ha commentato i dati di un importante studio dell’Agenzia europea per i Diritti fondamentali, dai quali emerge che il 47% – una su due – delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender che vivono nei Paesi membri dell’Unione europea ha subìto discriminazioni o abusi nei dodici mesi precedenti il sondaggio. Una su quattro è stata aggredita fisicamente o ha rischiato di esserlo. E solo una persona LGBT su cinque ha sporto denuncia per le violenze subìte.

“Vi rendete conto? – ha tuonato la presidente della Camera dei Deputati – stiamo parlando di gente perseguitata per il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere. Tutto questo non possiamo accettarlo”.
E poi, un messaggio diretto ai denigratori del Pride, a chi vede nella diversità un potenziale destabilizzante da mettere a tacere: “Io qui non vedo – ha continuato la Boldrini – né carnevalate né pagliacciate. Vedo persone che si confrontano sui diritti. Non c’è contrasto tra diritti LGBT e sostegno alla famiglia. Rafforzare le politiche a sostegno della famiglia è un’esigenza che sento forte, tanto più in un momento di crisi economica. Ma dare diritti a chi non ne ha non significa toglierne agli altri.

C’è lo chiede l’Unione europea: l’Italia deve prevedere finalmente tutele per le vittime di omofobia e leggi per i diritti delle coppie omosessuali. Non sono gli omosessuali a minacciare la società o la famiglia. La vera minaccia è rappresentata da coloro che discriminano, perché nella solitudine non può esserci democrazia e nemmeno comunità“.