Malgrado gli interventi delle forze dell’ordine il racket delle estorsioni insiste. Continue le minacce e le intimidazioni su commercianti e piccole imprese. Nel giro di sole 24 ore polizia e carabinieri hanno ricevuto denunce per otto danneggiamenti che sono avvenuti nella zona compresa tra via Papireto e Corso Alberto Amedeo e nel quartiere San Lorenzo. Intimidazione anche ai danni di Gigi Mangia che ha rilevato il locale a Borgo Vecchio dove venne arrestato il boss Gianni Nicchi.

Colla nei lucchetti e cancelli chiusi con la catena sono stati trovati in negozi di antiquariato, di ottica, e di un’impresa di traslochi. Le indagini sono condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri e la sezione antimafia della Squadra Mobile che passeranno al vaglio le immagini delle telecamere di sorveglianza collocate nei pressi degli esercizi danneggiati.

Gli esercizi commerciali e l’impresa di traslochi si trovano nei quartieri di Porta Nuova e San Lorenzo zone ad alta densità mafiosa in cui le cosche alimentano le loro attività taglieggiando i commercianti.La Procura e’ già stata informata sulla frequenza degli atti intimidatori. I magistrati ascolteranno i titolari degli esercizi a cui verrà chiesto se hanno ricevuto minacce o richieste di denaro.

Anche Gigi Mangia, noto ristoratore palermitano e leader della federazione dei pubblici esercizi della Confcommercio e’ tra le vittime delle intimidazioni. Inizialmente gli e’ stato “consigliato” un fornitore, poi ha trovato l’attak nei lucchetti, infine un giorno, aprendo l’esercizio ha trovato un cappio e si e’ accorto del furto di due televisori.

Mangia, da qualche mese,  ha rilevato un locale nel quartiere  Borgo Vecchio. Locale che tempo fa si chiamava “Felix” il cui proprietario era Carmelo Vinci, rapinatore e condannato a 13 anni per associazione a delinquere. Il “Felix” venne sequestrato.

Mangia lo ha rilevato lo ha trasformato in un bistrot-pizzeria, ma purtroppo il racket tempestivamente si e’ fatto vivo. L’imprenditore ha subito segnalato tutto l’accaduto alle forze dell’ordine inclusa l’imposizione della scelta dei fornitori richiesta ormai abituale dagli uomini di Cosa nostra che gestiscono le estorsioni.