E’ passato sfiorando leggero la terra, il suo tocco non scavava mai solchi ma lasciava comunque il segno. Franco Scaldati, “il sarto”, se n’è andato. E’ andato via così come è vissuto lasciando il suo segno importante ma mai urlato, tessendo la trama della sua morte come quella della sua vita e come quella di uno qualsiasi dei suoi spettacoli.

Stamani l’ultimo saluto nella chiesa di San Francesco Saverio, nel cjuore storico della sua “Albergheria” lo hanno dato gli amici ed i colleghi, ma non soltanto loro. C’era quella parte illuminata della Palermo culturale che ha vissuto la stagione di cui Scaldati era l’eroe inconsapevole. Quella Palermo dal grande fermento culturale nel teatro come in tanti altri settori, che portava con se un grande pionerismo, che coinvolgeva i giovani che volevano affacciarsi ad una città migliore. Una fase ormai dimenticata.

Dice di lui immerso in una commozione evidente, non di maniera, Salvo Piparo il cantastorie della Palermo di quartiere “Era un uomo di strada, un uomo dell’Albergheria. Non aveva mai lasciato ne dimenticato il legame col territorio. Il grande regista e attore teatrale era uno qualunque”.

Ma non c’era solo il quartiere dell’Albergheria a salutarlo. “Palermo da sabato è più povera di prima” era stata la prima frase girata, appena sussurrata, nell’annunciare che Scaldati si era spento alle 8 di sabato mattina. “Drammaturgo, regista, attore, ha animato la vita culturale del capoluogo siciliano, contribuendo alla nascita di teatri indipendenti” è scritto nella sua biografia ufficiale. Ed è stato davvero così. Con lui e dietro di lui il teatro indipendente si è sviluppato a Palermo crescendo, dando vita ad un tessuto culturale sempre bisfrattato in Sicilia, ma “nemo profeta in patria”, si sa, e Scaldati mai si era fermato o scoraggiato.

Fino all’ultimo era passato lieve sulla terra ma lasciando chiaro il suo segno per chi lo voleva vedere “Eravamo insieme fin dall’inizio, da quando affittavamo un cantinato per trasformarlo in teatro per il semplice piacere di fare teatro – dice Carmelo Imparato, per tutti Melino -. Era un uomo buona, un padre amorevole, ma al tempo stesso nelle sue cose preciso e rigoroso. Ma il suo insegnamento era fermo e chiaro anche se non voleva insegnare ma solo fare. Passava lieve sulla terra ma lasciando sempre il suo segno”.

Addio, dunque, a Franco Scaldati, una parte importante di questa città. Addio al regista, all’attore, all’uomo appassionato. addio Franco, che la terra ti sia lieve come tu lo sei stato per lei.