Palermo ha la pressione fiscale più alta della Sicilia. E l’Isola è quinta fra le regioni col più alto prelievo fiscale. Di più, la gestione del Comune di Palermo si caratterizza per investimenti ridotti, conti nascosti (quelli delle partecipate), debiti stellari fuori bilancio. Lo fa notare Confindustria Palermo con un’articolata nota sugli aumenti fiscali nel capoluogo siciliano nell’ultimo periodo.

“Questo non lo dice Confindustria. Questo lo dicono i revisori dei conti del Comune di Palermo”, dichiarano l’associazione degli industriali palermitani che fannno notare, inoltre, l’aumento dell’indebitamento pro capite passando da 421 a 452 euro; si riduce la propensione all’investimento, dal 18,33 per cento del 2012 all’8,6 per cento del 2014; si riducono di conseguenza gli investimenti pro capite, da 250 a 95 euro: si è passati dai 163 milioni del 2012 ai 64 del 2014.

Per quanto riguarda i servizi, i Revisori contestano al Comune di non aver prodotto la relazione periodica da inviare alla Corte dei Conti, e segnalano come non abbiano potuto prendere visione dei bilanci di Gesip, Rap, Gesap, Reset, Srr, Massimo, Biondo e distretto turistico. Mancano i bilanci, mancano i documenti necessari a fare un quadro chiaro del mondo delle partecipate.

“E senza esibire i numeri è facile dire che le aziende partecipate godono di buona salute“, sottolineano con ironia gli industriali palermitani. “Si sa per certo che le partecipate costano 711 euro a ogni contribuente (relativa alla fiscalità generale, ndr). Si sa pure che in totale il Comune ha versato 232,7 milioni alle aziende per i servizi resi, di cui 10 ad Amg, 8 ad Amap (4,6 di caditoie e 3,4 di manutenzione), 66 ad Amat (di cui 3,6 per la segnaletica e 31 regionali), 133 a Rap, 3,8 a Palermo Ambiente e 11 a Sispi”.
A fronte di un servizio che sotto gli occhi di tutti è insufficiente, Palermo ha i tributi locali sempre più pesanti: tra Imu, Tasi, Irap, addizionali regionale e comunale Irpef nel 2014 una piccola impresa ha versato nelle casse delle Amministrazioni locali in media 10.931 euro. Una somma che però lievita fino a 11.889 euro per effetto della “tassa sulla tassa”, vale a dire l’indeducibilità dell’Imu dalla base imponibile Irap.

La forbice dei tributi locali si apre anche tra le province: i piccoli imprenditori più tartassati dell’Isola sono quelli di Palermo che per Imu, Tasi, Irap, addizionali Irpef regionale e comunale nel 2014 hanno pagato 12.062 euro, Catania con 11.987 euro, Messina 11.939, Trapani con 11.872 euro, Siracusa con 11.793 euro, Agrigento 11.744, Caltanissetta e Ragusa rispettivamente con 11.617. La meno tartassata è Enna con 11.209 euro ad impresa.

Quindi Confindustria Palermo rivolge un attacco frontale al sindaco di Palermo. “Vengono spontanee alcune considerazioni, i palermitani, tutti, hanno in memoria che il politico Leoluca Orlando Cascio è impegnato a gestire la cosa pubblica fin da quando Brežnev era segretario del Partito comunista sovietico. Viene da pensare che il sindaco di Palermo viva politicamente da dissociato, ossia in una realtà diversa da quella presente e in un’epoca diversa da quella attuale”.

Secondo l’associazione degli industriali palermitani, il Comune di Palermo non tiene in considerazione le regole del mercato e della concorrenza, e “c’è un abisso tra la produttività di un’azienda privata e la (im)produttività di un’azienda partecipata, che di privato ha solo il nome e resta pubblica nei criteri di finanziamento, nei meccanismi di governo e nelle logiche”.

Confindustria Palermo critica duramente gli ultimi atti dell’amministrazione comunale: “Oggi è assurdo calare dall’alto una gestione pubblica del tram, e inserire nel contratto di servizio dell’Amat la gestione delle future linee. Bisogna confrontare i costi per gli utenti nel rispetto delle regole della concorrenza libera. Insomma occorre una gara per l’affidamento, a garanzia dei cittadini, prima ancora che a garanzia della trasparenza del mercato. Leoluca Orlando Cascio archivia le lamentele dei palermitani come un tentativo di “cercare il capello nell’uovo”, raccontando che Palermo è un ‘modello internazionale di mobilità sostenibilità’. E meno male. Ci chiediamo davvero se Leoluca Orlando Cascio creda davvero alle cose che dice. Oppure dobbiamo con estremo disagio e preoccupazione registrare che, per evitare il confronto con la realtà, si continui con il modello socio economico fermo a Brežnev che ha generato a Palermo, con la guida del politico Orlando Cascio, solo e soltanto sacche di povertà e di disagio sociale spesso strumentalizzate per alimentare clientele e assumere senza concorso, facendo un costante ricorso alla risorsa pubblica (alimentata con le tasse pagate dai palermitani).Noi saremmo ben lieti se le parole fossero rispondenti alla realtà, perché significherebbe finalmente vivere e operare in una città normale. Le imprese non chiedono altro. E come sempre, sono pronte a fare la loro parte, per trasformare in una realtà il libro dei sogni del sindaco di Palermo”.