Paolo Casadio nasce a Ravenna nel 1955. E’ sposato, ha un figlio emigrato in Francia e abita a Gόdo, un paesino della bassa ravennate. Nel 1982 inizia la sua vita letteraria con due raccolte, piazzatesi entrambe ai primi post di concorsi noti. Scorrendo la vita, si affeziona all’espressività del dialetto romagnolo e alle ricerche storiche sui giornali d’epoca, maturando la consapevolezza del distacco tra la storia minuscola della vita quotidiana e la Storia con l’esse maiuscola delle prime pagine. Dal materiale raccolto trae origine “Alan Sagrot”, pubblicato nel 2012 per la casa editrice “Il Maestrale”, scritto a quattro mani con Luca Ciarabelli. Nel 2014, con il medesimo lavoro di ricerca, esce La quarta estate, edito da “Piemme”, ambientato nel sanatorio per orfani affetti da scrofolosi di Marina di Ravenna nell’estate del 1943: appunto quarta estate di guerra. Il romanzo si è aggiudicato il 17° premio “Ravenna e le sue pagine”, il premio nazionale Delfino-Litorale Pisano 2015, il premio internazionale Montefiore Conca 2015, il premio internazionale opera prima Cinqueterre-Sirio Guerrieri.

Com’è nato il suo amore per la scrittura? Viene da lontano o si è manifestato nella maturità?

Fin da piccolo ho vissuto con le parole stampate. Mio padre comprava settimanali illustrati – ricordo Epoca – e usava far rilegare in volumi articoli ed estratti. Erano pieni di fotografie e rappresentavano ai miei occhi di bambino una potente calamita. Da lì a imparare precocemente a leggere il passo fu breve. A scuola ebbi la fortuna di avere una brava maestra. Con queste premesse, naturale che i libri cominciassero ad accompagnarmi. Ricordo – ero poco più che decenne – estati trascorse dai nonni, in campagna, in compagnia dei primi e amati gialli. Stout, Queen, Gardner, Hammett e soprattutto Simenon.

Come nasce il tema di un libro?

Apparentemente in maniera del tutto casuale. Un articolo del giornale, un viaggio, una fotografia (soprattutto!), memorie. Per esempio, la domanda ricorrente a proposito de La quarta estate è: perché scrivere al femminile? Va detto che il personaggio principale del romanzo è una giovane dottoressa (una rarità nell’Italia del 1943), che nel corso dell’estate compirà un percorso di crescita e presa di coscienza di sé. Mi sono reso conto di aver, del tutto inconsciamente, scritto di mia madre. Di come avrei voluto, anche per lei, il diritto di scegliersi la vita e viverla come meglio credeva, senza sacrificarla come invece è avvenuto, perché non ci sono vite di scorta.

Cos’è per lei l’ispirazione e quali sono le premesse per sentirsi ispirato?

L’ispirazione è quell’inatteso momento di intuizione – spesso innescato da un particolare, un’osservazione, ma anche un ricordo – in cui la percezione della realtà risulta potenziata, affinata ai massimi livelli. Le premesse per questa condizione sono racchiuse nella parola “innamorarsi”.

Cos’è per lei l’Arte?

Diverse cose. Sicuramente un’opportunità di consapevolezza, un’espressione emotiva, la traduzione di sentimenti e tanto altro ancora. L’arte rappresenta la possibilità di reinventare il reale in forme nuove e impreviste, sicché per far questo bisogna comprendere assai bene il reale. L’arte, però, dev’essere accessibile. Tolstoj sosteneva, polemizzando con le forme artistiche più complesse, che “l’arte buona dev’essere comprensibile a tutti”, e aveva ragione. Consideri la penna di Giovannino Guareschi e le sue immortali creature, Don Camillo e Peppone, oppure la più grande maschera comica italiana.

Quali sono i requisiti di un’opera per definirla artistica?

Un saggio e dosato equilibrio di tutte le sue componenti, e la capacità di coinvolgere, di toccare determinate e ben nascoste corde del nostro animo. La semplicità, come dicevo prima. La genialità, la visionarietà e perché no, un tocco di follia felliniana.

Quanto conta per lei la copertina del libro? E la pubblicazione?

La copertina è il primo messaggio, un po’ come il vestito per le persone. Un biglietto da visita. E quindi ha una notevole importanza il lavoro del grafico, che deve racchiudere in uno spazio davvero limitato non la storia, ma l’atmosfera del libro. Mi chiedevo quale sarebbe stata la copertina de “La quarta estate”, finché Piemme mi ha inviato una proposta, una sola, dicendo “a noi piace”. Appena l’ho vista mi sono commosso: Andrea Bonelli ne aveva interpretato perfettamente l’atmosfera.
La pubblicazione – intendo soprattutto quel che c’è dietro – è il vestito buono, quello per le cerimonie. Necessita sempre dell’intervento prezioso e insostituibile dell’editor.

Progetti per il futuro?

Un ebook, appena uscito per PaGiNe, in cui raccolgo quattro racconti brevi del brigadiere in quiescenza Evaristo Venturoli. Un piccolo – nonostante la mole – Maigret romagnolo che si muove nella Piangipane (paese vicino a Ravenna) degli anni ’50. Qui l’influenza del dialetto è massiccia, tant’è che Vania Rivalta, la curatrice, ha ritenuto di dover introdurre un glossarietto. Evidente il riferimento allo stile di Andrea Camilleri.
E poi un nuovo romanzo ambientato nell’Appennino, dal 1935 al 1943, in una sconosciuta stazione ferroviaria esistente sulla linea Faenza-Firenze: Fornello. Un romanzo amaro, perché è la vita a essere spesso amara. Eppure nelle ultime pagine affermo che “la vita ha un tempo che non corrisponde alla vita stessa. Un tempo breve, di fortuna, ritagliato in piccole forme anonime e disperso nello svolgersi dei giorni. Un tempo in cui, nonostante i problemi o grazie a essi, puoi trovare una piccola felicità. Basta una piccola felicità a giustificare una vita”.
Come vede c’è sempre speranza, perché – come sosteneva Marcello Marchesi – “l’importante è che la morte ci trovi vivi”.
Mentre scrivo questa intervista mi rammarico di aver dovuto, per ovvi motivi, non riportarne qualche parte. Spero che al lettore nasca, come è successo a me, la voglia di leggere il pensiero di Casadio attraverso i suoi scritti. La poesia, la narrativa, qualunque opera, come un quadro, una musica, hanno, assieme a tante altre, la caratteristica di fissare il tempo nel momento in cui incontrano i nostri occhi che ne catturano l’immagine, mentre il cuore attende: ecco quel battito in più è la magia.