L’ascesa al soglio pontificato dell’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio ha suscitato la contentezza di milioni di fedeli e del mondo ecclesiastico. Non tutti però hanno approvato la scelta operata dai 115 prelati durante il conclave e, all’indomani della sua elezione, emergono le prime ombre sul passato del cardinale.

Le accuse più pesanti si riferiscono a fatti risalenti al 1976 e provengono dal giornalista Horacio Verbitsky, che ha più volte sostenuto la tesi della stretta collusione tra Bergoglio e Jorge Rafael Videla, dittatore argentino fino al 1983 accusato di aver torturato e assassinato migliaia di sudamericani, tra cui sacerdoti e catechiste.

Secondo il giornalista, un mese prima del golpe, Bergoglio avrebbe espulso dall’ordine due gesuiti, colpevoli di essersi rifiutati di lasciare la loro missione nelle favelas. e raccontarono poi di essere stati sequestrati e torturati e che la loro espulsione dell’ordine rappresentò il via libera al regime golpista.

Rispetto alla vicenda, non esistono tutt’oggi prove definitive a sostegno delle accuse e lo stesso Bergoglio ha negato di aver intrattenuto rapporti col dittatore Videla.

Tra i sostenitori meno convinti del nuovo Pontefice argentino vi è inoltre il presidente del Paese sudamericano Cristina Fernández de Kirchner, moglie e successore del defunto leader Nestor. Considerato da Néstor Kirchner “il vero rappresentante dell’opposizione”, il capo della diocesi di Buenos Aires ha vissuto anni di conflittualità rispetto a un governo da lui considerato irrispettoso dei diritti umani e colpevole della povertà diffusa del suo popolo.

Nonostante la successione alla guida dello Stato, i rapporti tra la Casa Rosada e Bergoglio non si appianarono, anzi. Nel 2010 lo scontro tra la Kirchner e Bergoglio divennero più aspri quando la presidente decise di legalizzare le unioni gay, trovando la ferma opposizione del capo della diocesi.

Da lì, Bergoglio ha poi trovato un nuovo “nemico” capeggiato da “Movilh”, prima associazione gay del Cile che, alla luce di tale presa di posizione nei confronti dei diritti degli omosessuali, ha definito il nuovo papa Francesco “figura di riferimento dell’omofobia” ricordando le “svariate e odiose crociate contro l’uguaglianza di diritti per le minoranze sessuali”.