La crisi economica, la mancanza di lavoro, le difficoltà della famiglia, le speranze e i drammi degli immigrati, la difesa della dignità di ogni persona umana, la promozione della giustizia, della pace, del bene comune. E’ l’ambito sociale quello prescelto da Papa Francesco, nel discorso rivolto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e pronunciato nel Salone delle Feste al Quirinale, in occasione della prima visita ufficiale di Jorge Mario Bergoglio alla massima carica dello Stato italiano.

Dopo aver messo in risalto ”l’eccellente stato delle reciproche relazioni” e aver voluto dare alla sua visita la prova di ”un segno di amicizia” anche personale nei confronti di Napolitano, il Papa ha affrontato ”le tante questioni di fronte alle quali le nostre preoccupazioni sono comuni e le risposte possono essere convergenti”. In testa a tutte le preoccupazioni per il momento attuale c’e’ ”la crisi economica che fatica ad essere superata e che, tra gli effetti piu’ dolorosi, ha quello di una insufficiente disponibilità di lavoro”, per cui ”e’ necessario moltiplicare gli sforzi per alleviarne le conseguenze e per cogliere e irrobustire ogni segno di ripresa”.

Altro tema caldo e caro a Papa Francesco è quello relativo alla famiglia. Il Pontefice ribadisce che ”la Chiesa continua a promuovere l’impegno di tutti, singoli e istituzioni, per il sostegno alla famiglia, luogo primario in cui si forma e cresce l’essere umano” e che, sottolinea, ”ha bisogno della stabilita’ e della riconoscibilità dei legami reciproci, per dispiegare pienamente il suo insostituibile compito e realizzare la sua missione”. Dunque, deve ”essere apprezzata, valorizzata e tutelata”.

Francesco ricorda anche le sue prime visite pastorali compiute in Italia: l’ultima ad Assisi, quella precedente a Cagliari ma ”anzitutto a Lampedusa, dove -osserva- ho incontrato da vicino la sofferenza di coloro che a causa delle guerre o della miseria si avviano verso l’emigrazione in condizioni spesso disperate” ma anche ”dove ho visto l’encomiabile testimonianza di solidarieta’ di tanti che si prodigano nell’opera di accoglienza”. Il Papa formula poi l’auspicio che ”l’Italia, attingendo dal suo ricco patrimonio di valori civili e spirituali, sappia nuovamente trovare la creativita’ e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo, a promuovere il bene comune e la dignita’ di ogni persona e a offrire il suo contributo per la pace e la giustizia”. Dopo aver ribadito l’importanza del Concordato quale ”solido quadro di riferimento normativo per uno sviluppo sereno dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia”, Papa Francesco confessa al presidente Napolitano un suo desiderio: ”Vorrei idealmente bussare alla porta di ogni abitante di questo Paese, dove si trovano le radici della mia famiglia terrena, per offrire a tutti la parola risanatrice e sempre nuova del Vangelo”.

Nel Salone delle Feste il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e Papa Francesco hanno tenuto i loro discorsi. Il presidente della Repubblica ha espresso il suo affetto al Papa ricordando le origini italiane del Santo Padre, giunto “dalla fine del mondo”. Il Capo di Stato ha poi menzionato la stipula dei Patti Lateranensi e la revisione del Concordato tra i due Stati. “E’ stato lungo questa strada possibile riconoscersi – ha detto – nel rispetto della laicità e sovranità dello Stato e insieme della liberta’ e sovranita’ della Chiesa, e convergere sempre di piu’ nell’operare per ‘la promozione dell’uomo e del bene del Paese’. Ne e’ stata rafforzata in modo decisivo quell’unita’ nazionale che e’ per l’Italia condizione di ogni sicurezza e progresso”. Napolitano ha ricordato il messaggio del 2011 di Benedetto XVI per i 150 anni dell’unita’ d’Italia, in cui metteva in evidenza “i due principi supremi chiamati a presiedere alle relazioni tra Chiesa e comunità politica, quello della distinzione di ambiti e quello della collaborazione”.