Via Condotti

Passegiando in via Condotti i tuoi passi li paghi, senti che ogni singolo movimento del piede è a pagamento.

La sensazione è strana: nonostante la pesantezza dei giorni di una crisi che non è qui, che non tocca questa via, ti aggredisce il leggero salire di bollicine. Sì bollicine. Ti snervano, ti esaltano, c’è oro, ci sono i colori, quelle marche, i flash dei fotografi…

C’è Brad, Richard e Clooney: il glorioso film festival. C’è chi tenta di ingannare perfino il diavolo…Come Parnassus. Dopo aver tentato di ingannare la crisi, il freddo pungente di 7 gradi, il senso di nausea e se stesso.

C’è chi tenta di ingannare lo stato e la morte e ha un papello di cose da dire…Per non morire, per non rischiare di vivere, ancora…così.

C’è chi picchia il bambino disabile che le era stato affidato e che forse dovrebbe pregare adesso per non soffrire nella propria anima quella disabilità.

Ma restiamo in via Condotti: scarpe troppo alte. Inciampo. Prendo un drink: sì, mi dia un succhiotto e dove lo devo prendere? Da dietro…? A sì. E rido, ridiamo. Ridiamo qui, come si ride altrove. Non di più. Forse però in modo più chiassoso. Non che la risata non sia giusta…Soprattutto in questo periodo di crisi… La piega terrà ancora. La calza non è smagliata. E se non trovo un cazzo di motivo per ridere. Posso sempre sorridere. Sì. Misuratamente sorridere. Alla vita, alla speranza, alla voglia di non perdersi. Alle vetrine di via Condotti.