Se vi addormentate di colpo a causa di un phon acceso, entrate in trance quando qualcuno passa l’aspirapolvere o restate impalati davanti a una lavatrice in funzione, non siete soli e incompresi né tanto meno pazzi.

Il cosiddetto “rumore bianco” è una sorta di droga per milioni di persone in tutto il mondo. Basta digitare queste due parole su Youtube – meglio ancora se scritte in inglese (white noise) – per scoprire che la vostra passione è più diffusa di quanto pensiate: video con phon, ventilatori, aeratori ma anche vento, pioggia e onde del mare sono cliccatissimi nonostante non ci sia niente da vedere, ma soltanto da sentire.

Esistono siti in cui è possibile scaricare intere compilation di tali suoni, e app per averli sempre a portata di mano nei casi di crisi da astinenza. Alcuni uffici si sono addirittura dotati di “white noise machine” per attenuare gli effetti negativi del brusio circostante e favorire la concentrazione dei dipendenti.

Tra gli estimatori di tali “suoni soavi”, ognuno ha le sue preferenze. C’è ad esempio chi lo apprezza maggiormente se associato al calore (come nel caso del phon) e chi predilige i rumori ciclici (ad esempio quello della lavatrice) a quelli costanti.

Ma perché i rumori bianchi provocano tali effetti rilassanti in determinati individui? La sua origine potrebbe risalire a quando eravamo ancora all’interno del grembo materno. Il feto trascorre nove mesi in un dolce dondolio circondato da rumori attutiti dalla placenta e dalle pareti dell’utero in cui è avvolto. Si tratta di una condizione ideale rispetto allo shock del venire al mondo.

Secondo il pediatra americano Harvey Karp, infatti, i white noises riescono a calmare i neonati meglio di una ninna nanna. Non a caso, i genitori tendono istintivamente ad avvolgere e dondolare i loro bebè per tranquillizzarli. Accompagnando ogni gesto con una cantilena ripetitiva o dei semplici continuati “sssh”.